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In questo periodo anche il
diritto canonico è in fermento, per merito soprattutto
di Graziano. Egli ne affronta lo studio con l’intento di
metterne in luce le contraddizioni per poi appianarle.
Nasce così la Concordia discordantium canonum,
che i suoi seguaci chiameranno Decretum. Data la
grande fortuna dell’opera, sarà il Decretum per
antonomasia. Graziano la concepisce non come collezione
per la prassi, ma come manuale per la didattica, che
utilizza insegnando a Bologna: città che vede così
contemporaneamente il sorgere di due grandi scuole,
quella canonistica e quella irneriana. Gli allievi e
successori di Graziano apportano qualche modifica al
Decretum, ne completano la sistemazione in tre
parti; ci sono pervenute anche tre summae
dell’opera. Dall’Italia la canonistica si diffonde in
tutta Europa, specialmente in Francia.
Un personaggio importante
nella storia del diritto canonico è Uguccione. Egli apre
le porte del diritto canonico al diritto romano, ed
esige una solida preparazione civilistica dai canonisti.
In breve il Decretum diviene inadeguato a causa della
intensa produzione normativa pontificia (decretali).Le
decretali sono aggiunte al Decretum, e sono dette
extravagantes: ne fioriscono numerose raccolte, di cui
cinque di maggior rilievo (Compilationes Antiquae).
Le fonti del diritto
canonico sono tante, disordinate, contraddittorie: il
Decretum diviene gradualmente un mero deposito di
ius vetus. Papa Gregorio IX (1227-1241) interviene
con l’intento di creare una nuova grande collezione di
decretali. L’opera, che prende il nome di Decretali di
Gregorio IX (ma correntemente è nota come Liber
Extravagantium, o Liber Extra), è portata a
termine e diviene il pilastro dell’ordinamento della
Chiesa, allorché delle altre collezioni è vietata la
consultazione. Tra i maggiori studiosi della
decretalistica ricordiamo Bernardo da Parma (che redige
la glossa ordinaria del Liber Extra), Goffredo da
Trani, Sinibaldo Freschi (papa Innocenzo IV), Enrico da
Susa l’Ostiense. Questi è autore di una Summa e di una
Lectura alle decretali gregoriane; è sostenitore
della ierocrazia (al papa spetterebbe anche il potere
temporale, e l’imperatore sarebbe in posizione
subordinata, secondo la nota metafora del sole e della
luna), contro le tesi di Gelasio. Le tesi ierocratiche,
che prendono forza in questo periodo, implicano anche la
supremazia del diritto canonico sul diritto civile; in
realtà, è controverso il criterio da adottare per
risolvere le antinomie tra le due fonti. Solo nel
Trecento si affermerà un utrumque ius fondato
sulla prevalenza del diritto canonico esclusivamente
nelle fattispecie dal contenuto più marcatamente
spirituale, lasciando al diritto civile quelle di
contenuto temporale.
Proprio quando, dopo la
decapitazione di Corradino di Svevia (1268), la Chiesa
sembra vittoriosa sull’Impero e si affermano le tesi
ierocratiche, il Papato sprofonda nella crisi[1],
e sarà addirittura costretto da Filippo il Bello di
Francia a trasferirsi ad Avignone. In questo contesto
Bonificio VIII emana (1298) il Liber Sextus,
grande collezione di decretali, con l’intento di
aggiornare il Liber Extra. Pochi anni dopo
Clemente V, primo papa della “cattività avignonese”,
raccoglie le proprie decretali (Clementine): è da
rilevare che in esse viene delineato il processo
sommario, applicato anche nella giurisdizione civile.
Nel 1331 Giovanni XXII emana la bolla Ratio iuris,
che segna l’inizio della storia della Sacra Rota,
massimo tribunale della Chiesa, di cui saranno
pubblicate numerose raccolte di decisiones. Nel
1500 Jean Chappuis pubblicherà il Corpus iuris
canonici, comprendente il Decreto di Graziano, il
Liber Extra, il Sextus, le Clementine, le
Extravagantes di Giovanni XXII, le Extravagantes
communes.
Tornando alla
canonistica, dobbiamo annoverare tra gli studiosi
Guglielmo Durante (autore dello Speculum iudiciale),
Giovanni d’Andrea, bolognese del Trecento (autore di
lecturae delle Decretali di Gregorio IX, di un
apparato al Sextus e di uno alle Clementine),
Giovanni da Legnano, Niccolò Tedeschi, Andrea Barbazza.
Peraltro, anche i civilisti iniziano a mostrare
interesse per il diritto canonico.
[1]
Bonifacio VIII era salito al trono dopo le
dimissioni di Celestino V, e aveva dovuto
affrontare le aspre accuse dei Colonna.
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