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Giustiniano

Imperatoriam maiestatem non solum armis decoratam, sed etiam legibus oportet esse armatam, ut utrumque tempus et bellorum et pacis recte possit gubernari et princeps Romanus victor existat non solum in hostilibus proeliis, sed etiam per legitimos tramites calumniantium iniquitates expellens, et fiat tam iuris religiosissimus quam victis hostibus triumphator. Quorum utramque viam cum summis vigiliis et summa providentia adnuente deo perfecimus et bellicos quidem sudores nostros barbaricae gentes sub iuga nostra deductae cognoscunt et tam Africa quam aliae innumerosae provinciae post tanta temporum spatia nostris victoriis a caelesti numine praestitis iterum dicioni Romanae nostroque additae imperio protestantur. Omnes vero populi legibus iam a nobis vel promulgatis vel compositis reguntur.

E’ necessario che la maestà imperiale sia adornata di armi, ma anche armata di leggi, cosicchè entrambi i periodi, di guerra e di pace, possano essere ben governati e l’imperatore romano risulti vincitore non solo nelle battaglie contro il nemico, ma anche respinga l’iniquità dei cavillatori mediante il ricorso agli strumenti del diritto, e sia tanto rispettosissimo del diritto quanto trionfatore sul nemico vinto. Col favore di Dio, percorremmo l’una e l’altra strada con grandissima attività e saggezza, e le genti barbare condotte sotto il nostro dominio conoscono per certo la nostra capacità guerriera e tanto l’Africa quanto altre innumerevoli province, dopo tanto tempo, per via delle nostre vittorie conseguite con l’aiuto del cielo, di nuovo si dichiarano soggette al dominio romano e al nostro potere. Invero ormai tutti i popoli sono retti dalle leggi da noi promulgate o sistemate.

CONSTITUTIO IMPERATORIAM, Costantinopoli, 21 novembre 533

 

Giustiniano nacque a Tauresium, in Macedonia, nel 486, da una famiglia di pastori, ma compì i suoi studi di diritto e teologia a Costantinopoli. Suo zio Giustino, divenuto imperatore in modo fortunoso, lo associò al trono nel 527. Alla morte di Giustino, avvenuta lo stesso anno, Giustiniano si ritrovò a regnare da solo sull’Impero d’Oriente. Sempre nel 527 Giustiniano sposò Teodora, personalità forte, che avrebbe avuto grande influenza sulle scelte del sovrano.

Nel 528 Giustiniano incaricò una commissione, composta dai migliori professori, avvocati e giuristi dell’epoca, presieduta dal magister officiorum Triboniano, di compilare un nuovo codice del diritto vigente che sostitutisse i precedenti. Frutto di un lavoro di eccezionale celerità, l’anno successivo vedeva la luce il Novus Codex. Il passo successivo fu quello della raccolta sistematica dell’antico sapere giuridico. Una nuova commissione, sempre presieduta da Triboniano, fu incaricata di ricomporre, come in un mosaico, i frammenti degli iura, cioè gli scritti degli antichi giureconsulti.

Il grandioso progetto rischiò di andare in rovina,  allorché, nel 532 scoppiò a Costantinopoli una rivolta guidata dalle fazioni oppositrici dei Verdi e degli Azzurri: la rivolta di Nika (da nikan, vincere), il grido che lanciavano gli insorti. La rivolta fu repressa nel sangue.

L’anno successivo la ciclopica opera di ricomposizione degli iura (50 libri) fu ultimata e prese il nome di Digesto (Pandette in greco). Sempre nel 533 furono pubblicate le Institutiones, opera in quattro libri a scopo didattico ma con valore normativo. Nel 534 la compilazione giustinianea arrivava a compimento con la pubblicazione di una nuova edizione del Codice (Codex repetitae praelectionis).

Il più ambizioso sogno di Giustiniano era quello di restaurare la grandezza dell’antico Impero Romano, riconquistando i territori d’Occidente, in mano ai barbari. Il comando delle forze armate fu affidato a un generale di nome Belisario. Nel 534, con la fulminea vittoria sui Vandali, fu riconquistata l’Africa nord-occidentale. Il dominio imperiale sull’Italia fu invece ristabilito solamente dopo la ventennale guerra contro i Goti (535-555), che ridusse allo stremo la penisola. Nel 554, con la pragmatica sanctio, la compilazione giustinianea fu estesa all’Italia. Sul lato orientale, l’Impero dovette fronteggiare gli attacchi persiani in Asia le incursioni dei barbari nei Balcani.

In quegli anni falliva il progetto di unificazione religiosa e di lotta alle eresie perseguito dall’Imperatore, le cui intromissioni nel campo della teologia aggravarono anzi le lacerazioni interne al mondo cristiano.

Durante il regno di Giustiniano, Costantinopoli fu colpita dalla peste e per due volte dal terremoto (542 e 557). Il secondo terremoto provocò la distruzione della basilica di Santa Sofia, fatta erigere da Giustiniano e successivamente ricostruita.

L’imperatore morì nel 565. Le riconquiste militari si dimostrano effimere: tre anni dopo, l’Italia fu invasa dai Longobardi; nel secolo successivo, l’Africa fu occupata dagli Arabi. Più lunga vita  e miglior sorte ebbe la compilazione giustinianea che costituì la base del diritto comune e il punto di riferimento per i giuristi di tutte le epoche; di essa gli ordinamenti giuridici moderni sono ancora in grande misura debitori.

I giudizi storici su Giustiniano sono discordanti: vi è chi lo proclama uno dei più grandi imperatori romani di tutti i tempi, chi lo accusa di aver compromesso la sicurezza e dissestato le finanze dell’Impero in nome della sua mania di grandezza. Dante lo colloca nel Paradiso, tra gli spiriti attivi:

Cesare fui e son Giustiniano,

che, per voler del primo amor ch’i’ sento,

d’entro le leggi trassi il troppo e’l vano

(Paradiso, canto VI, 10-12)

Opposto a quello dantesco è il giudizio dello storico Evagrio Scolastico (VI sec. d.C.): “Giustiniano, avendo riempito il mondo di sconvolgimenti e per questo avendo ricevuto adeguata ricompensa verso la fine della vita, emigrò verso i luoghi di pena dell’Inferno” (Historiae ecclesiasticae).


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