| Storia del Medioevo | Letteratura del Medioevo | Storia del diritto del Medioevo | Biblioteca Elettronica Medievale | Directory | Forum | Contatti |
L'INFERNO DANTESCO
La geometria
L'inferno dantesco è una voragine a forma di cono rovesciato che si apre sotto Gerusalemme e arriva sino al centro della Terra. Man mano che si scende in profondità i cerchi sono sempre più stretti e sono puniti peccati sempre più gravi. Il primo problema che si pose Dante fu certamente quello di fare un elenco di tutti i peccati, e poi di stabilire una sorta di graduatoria, cioè di ordinarli secondo la loro gravità.
I sette peccati capitali non erano certo sufficienti a racchiudere tutti i misfatti dell'uomo, anzi, Dante li considerò i più lievi. Infatti, rifacendosi ad una concezione che risale ad Aristotele, chi si macchia di uno dei sette peccati capitali (lussuria, gola, avarizia, accidia, ira, invidia e superbia) pecca per incontinenza, cioè subisce passivamente l'impeto delle passioni, desiderando smodatamente cose che di per se stesse non sarebbero riprovevoli.
Una pena più grave merita chi invece ha peccato consapevolmente, avendo per fine l'ingiuria, compiendo scientemente un'azione riprovevole. L'azione malvagia può essere compiuta con la violenza o con la frode: la frode è un peccato più grave, perché chi inganna fa un uso distorto della facoltà più nobile dell'uomo. Si può frodare chi si non si fida o chi si fida: ingannare chi si fida, cioè chi ci è legato da particolari vincoli (parentela, ospitalità, patria comune) è certamente più grave.
Ricostruiamo dunque la "geometria" infernale. Dante attraversa per primo l'Antiferno, dove trovano dimora gli ignavi, cioè "coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo", che in ogni contesa restarono neutrale, probabilmente per schierarsi poi dalla parte del vincitore. Attraversato il fiume Acheronte ed entrato nell'Inferno vero e proprio, nel primo cerchio Dante incontra i non battezzati del Limbo, che, pur non macchiandosi di gravi peccati, non possono accedere alla salvezza eterna per difetto di fede. Nel secondo cerchio trovano dimora i lussuriosi, nel terzo i golosi, nel quarto avari e prodighi, nel quinto iracondi e accidiosi. Gli ultimi quattro cerchi sono racchiusi entro le mura della città di Dite. Nel sesto sono puniti gli eretici, il settimo è il cerchio dei violenti, diviso in tre gironi: nel primo sono puniti i violenti verso gli altri - gli omicidi - nel secondo i violentii verso la propria persona e le proprie sostanze - i suicidi e gli scialacquatori - nel terzo i violenti verso Dio (sodomiti, bestemmiatori, usurai). L'ottavo cerchio, quello dei fraudolenti, è diviso in dieci bolge. Nel nono cerchio trovano dimora i traditori, cioè coloro che hanno ingannato chi si fidava di loro: il cerchio è diviso in quattro zone dove sono dannati, rispettivamente, coloro che tradirono i parenti, la patria, gli ospiti, i benefattori.
La geometria infernale è spiegata da Virgilio nel canto undicesimo dell'Inferno: come egli dice, si pecca per incontinenza, malizia o matta bestialità (v.82-83).
I VIOLENTI (Inferno, Canto XI, vv 22-51)
22 D'ogne malizia, ch'odio in
cielo acquista,
ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale
o con forza o con frode altrui contrista.
25 Ma perché frode è de l'uom
proprio male,
più spiace a Dio; e però stan di sotto
li frodolenti, e più dolor li assale.
28 Di vïolenti il primo cerchio
è tutto;
ma perché si fa forza a tre persone,
in tre gironi è distinto e costrutto.
31 A Dio, a sé, al prossimo si
pòne
far forza, dico in loro e in lor cose,
come udirai con aperta ragione.
34 Morte per forza e ferute
dogliose
nel prossimo si danno, e nel suo avere
ruine, incendi e tollette dannose;
37 onde omicide e ciascun che
mal fiere,
guastatori e predon, tutti tormenta
lo giron primo per diverse schiere.
40 Puote omo avere in sé man
vïolenta
e ne' suoi beni; e però nel secondo
giron convien che sanza pro si penta
43 qualunque priva sé del vostro
mondo,
biscazza e fonde la sua facultade,
e piange là dov' esser de' giocondo.
46 Puossi far forza ne la
deïtade,
col cor negando e bestemmiando quella,
e spregiando natura e sua bontade;
49 e però lo minor giron
suggella
del segno suo e Soddoma e Caorsa
e chi, spregiando Dio col cor, favella.
21 Ogni disposizione malvagia (malizia), che merita odio in cielo, ha come fine l'offesa; l'ingiuria reca danno agli altri (contrista) o con la violenza o con la frode.
25 Poiché la frode è male proprio dell'uomo, spiace di più a Dio; perciò i fraudolenti stanno più in basso, da maggior dolore assaliti.
28 Il primo cerchio è riservato completamente ai violenti; ma poichè si può far violenza a tre persone diverse, in tre gironi è costruito e diviso.
31 Si può far violenza contro Dio, contro se stessi e contro il prossimo, o contro di loro o contro le loro cose, come capirai da una chiara spiegazione.
34 Si può far violenza al prossimo per causargli dolore con la morte o ferite; oppure lo si può danneggiare nei suoi averi con distruzioni, incendi e rapine (tollette);
37 quindi omicidi e feritori colpevoli, guastatori e predoni, tutti tormenta in schiere distinte il primo girone.
40 Contro se stessi si può essere violenti o contro la propria persona o contro i propri beni; perciò conviene che nel secondo girone inutilmente si penta
43 qualunque suicida, chi frequenta le bische e dissipa il suo patrimonio, piange là dove dovrebbe esser lieto (nel mondo).
46 Contro Dio si può fare violenza negandolo intimimamente oppure bestemmiandolo e disprezzando la natura e la sua bontà divina;
49 quindi il girone più stretto punisce i sodomiti e gli usurai (Caorsa) e chi con le bestemmie manifesta il disprezzo che nutre per Dio nel suo cuore.
I FRAUDOLENTI (vv 52-60)
52 La frode, ond' ogne coscïenza
è morsa,
può l'omo usare in colui che 'n lui fida
e in quel che fidanza non imborsa.
55 Questo modo di retro par
ch'incida
pur lo vinco d'amor che fa natura;
onde nel cerchio secondo s'annida
58 ipocresia, lusinghe e chi
affattura,
falsità, ladroneccio e simonia,
ruffian, baratti e simile lordura.
52 La frode, che offende ogni coscienza che la commette, l'uomo può usarla contro chi si fida di lui o contro chi di lui non si fida.
55 Usata contro chi non si fida, la frode sembra recidere soltanto il naturale vincolo d'amore; perciò nel secondo cerchio si annidano
58 ipocriti, adulatori, indovini, falsari, ladri, simoniaci, ruffiani, barattieri e simili degenerati.
I TRADITORI (61-66)
61 Per l'altro modo quell' amor
s'oblia
che fa natura, e quel ch'è poi aggiunto,
di che la fede spezïal si cria;
64 onde nel cerchio minore, ov'
è 'l punto
de l'universo in su che Dite siede,
qualunque trade in etterno è consunto».
61 Usando frode contro chi si fida, si dimentica l'amore naturale ma si offende anche l'amore creato dalla fiducia reciproca;
64 quindi nel cerchio minore, dov'è il luogo dell'universo dove risiede Dite, ogni traditore è consumato in eterno.
GLI INCONTINENTI (vv. 67-90)
67 E io: «Maestro, assai chiara
procede
la tua ragione, e assai ben distingue
questo baràtro e 'l popol ch'e' possiede.
70 Ma dimmi: quei de la palude
pingue,
che mena il vento, e che batte la pioggia,
e che s'incontran con sì aspre lingue,
73 perché non dentro da la città
roggia
sono ei puniti, se Dio li ha in ira?
e se non li ha, perché sono a tal foggia?».
76 Ed elli a me «Perché tanto
delira»,
disse, «lo 'ngegno tuo da quel che sòle?
o ver la mente dove altrove mira?
79 Non ti rimembra di quelle
parole
con le quai la tua Etica pertratta
le tre disposizion che 'l ciel non vole,
82 incontenenza, malizia e la
matta
bestialitade? e come incontenenza
men Dio offende e men biasimo accatta?
85 Se tu riguardi ben questa
sentenza,
e rechiti a la mente chi son quelli
che sù di fuor sostegnon penitenza,
88 tu vedrai ben perché da
questi felli
sien dipartiti, e perché men crucciata
la divina vendetta li martelli».
67 A questo punto dissi: "Maestro, la tua spiegazione procede assai chiara e ben distingue questo baratro e la gente dannata.
70 Ma dimmi: quelli della paluda fangosa (gli iracondi), i lussuriosi tormentati dalla bufera (i lussuriosi) e quelli che si insultano aspramente (avari e prodighi)
73 perchè non sono puniti nella città arrossata dal fuoco (la città di Dite), se Dio li ha in odio? E se invece non li ha in odio, perché sono dannati?
76 E Virgilio mi rispose: "Perché la tua mente avveduta va fuori strada? O la tua domanda mira a qualcos'altro?
79 Non ricordi le parole con cui la tua Etica (Nicomachea) tratta delle tre disposizioni che Dio non vuole,
82 incontinenza, malizia e dissennata bestialità? E come l'incontinenza offende di meno Dio e meno meritevole di biasimo?
85 Se consideri attentamente questa dottrina e ricordi chi sono quelli che scontano la loro pena fuori di Dite,
88 vedrai subito perché da questi malvagi (felli) sono separati, e perché la giustizia divina, pur meno adirata con loro, li tormenti".
Copyright 2005 IlMedioevo.net Tutti i diritti riservati.