| Storia del Medioevo | Letteratura del Medioevo | Storia del diritto del Medioevo | Biblioteca Elettronica Medievale | Directory | Forum | Contatti |
I Mongoli
La storia
Intorno all'anno Mille, le steppe dell'Asia
centrale sono abitate da tribù nomadi o seminomadi di pastori. Essi vivono al
riparo di tende, si muovono a cavallo, vestono con pelli di animali e si nutrono
di carne, di latticini e di bevande fermentate. Si spostano continuamente in
cerca di nuovi pascoli e per compiere razzie.
Al principio del XIII secolo, si affaccia prepotentemente sulla scena mondiale
la titanica figura di Gengis Khan, il cui appellativo significa "sovrano
oceanico, universale". Egli riunisce sotto il proprio scettro tutte le genti
mongole e le guida verso ovest alla conquista del mondo. Le orde mongole
conquistano la Cina settentrionale (1212) poi si espandono verso la Russia e la
Persia: nel 1223 i Mongoli sconfiggono i principi russi sul fiume Kalba.
La conquista è proseguita dal figlio di Gengis Khan, Ogodai (1227-1241).
Conquistate la Persia e la Corea, l'ondata mongola travolge la Russia,
espugnando Mosca (1238) e Kiev (1240); un anno dopo, la sua furia si abbatte
sull'Europa. Distrutta Cracovia, e massacrati i suoi abitanti (1241) i Mongoli
invadono la Slesia, ma qui sono respinti dalla strenua resistenza opposta da un
esercito formato da cavalieri teutonici, templari e polacchi; assalgono allora
l'Ungheria e la Croazia, giungendo a lambire le sponde dell'Adriatico. Solo
l'improvvisa morte di Ogodai (1241), che induce i Mongoli a ritirarsi, salva
l'Europa da un ineluttabile sfacelo.
Ovunque i Mongoli seminano morte e distruzione. Spietati massacratori,
devastano, uccidono, saccheggiano, stuprano. La loro arma più efficace è il
terrore che sono capaci di suscitare con il loro terribile aspetto, con la fama
delle loro azioni atroci, con il loro insopportabile fetore. Ma le loro vittorie
sono principalmente dovute alla loro abilità di guerrieri e alla loro originale
arte bellica. Formidabili arcieri a cavallo, attaccano improvvisamente e poi
velocemente scompaiono; racconta Marco Polo che la loro tecnica principale
consiste nel ritirarsi e farsi inseguire, per poi voltarsi inaspettatamente per
attaccare il nemico spossato; i loro cavalli sono addestrati per cambiare
rapidamente direzione, voltandosi "qua e là come farebbe un cane".
La morte di Ogodai non arresta l'impeto dei
Mongoli. I suoi successori sottomettono i Turchi selgiuchidi (1243); nel 1258
conquistano Baghdad, capitale dell'impero islamico. La spinta espansionistica si
è mai esaurita, ma i Mongoli dominano l'impero più grande della storia, che si
estende dai Balcani al Mar Giallo, dal Golfo Persico alla Siberia.
Per circa un secolo il dominio mongolo conferisce unità e stabilità al
continente asiatico; placata la furia distruttrice, inizia il periodo della
cosiddetta pax mongolica. Si sviluppano i commerci tra Occidente e
Oriente. In prima fila è Venezia: un mercante veneziano, Marco Polo, soggiorna
per anni in Cina, descrivendone con dovizia di particolari le usanze nella sua
celebre opera, il Milione.
Inizialmente sciamanisti, cioè dediti a pratiche di stregoneria e magia, falliti
i tentativi di convertirli al cristianesimo da parte dei missionari europei, i
Mongoli si convertono alla religione islamica e buddhista.
La pax mongolica si dimostra effimera, allorché compare sulla scena un nuovo capo carismatico, Tamerlano, che intende emulare le gesta di Gengis Khan. Tra il 1364 e il 1370 egli conquista l'intera Transoxania; invade poi Iran, Mesopotamia, Armenia e Georgia e compie ripetute incursioni in Russia e Lituania. Nel 1389-95 attacca il khanato dell'Orda d'Oro, nel 1398 invade l'India, occupando Delhi e massacrandone gli abitanti. Nel 1401 sottrae la Siria ai Mamelucchi, saccheggia Damasco e devasta Baghdad. L'anno successivo piega il sultano ottomano Bayazid I. Muore nel 1405 mentre pianifica l'invasione della Cina. I suoi discendenti, i Timuridi, avrebbero governato l'Iran e la Transoxania fino agli inizi del XVI secolo; uno di essi, Babur, nel 1526 avrebbe fondato la potente dinastia indiana dei Moghul destinata a regnare fino al 1858.
Il mito
Nell'immaginario dell'Europa cristiana i
Mongoli assumono i connotati diabolici di Gog e Magog, le nazioni
dell'Anticristo. Magog è citato per la prima volta in Genesi, 10, 2 tra i figli
di Iafet. Ricompare poi come toponimo, accoppiato a Gog, in Ezechiele, 38-39,
dove i due nomi sono impiegati per designare i popoli selvaggi di Settentrione
chiamati a eseguire la giustizia divina ma destinati infine ad essere sconfitti
e annientati. In Apocalisse, 20, 7-10 il binomio indica le tribù devastatrici
sedotte da Satana che allo scadere del millennio dilagheranno furiose dai
quattro canti della terra stringendo d'assedio la città santa e l'accampamento
dei santi.
D'altra parte, i popoli maledetti delle Scritture presentano tratti che si
attagliano perfettamente ai barbari delle steppe: i nemici di Israele vengono
dagli estremi quadranti settentrionali e procedono a cavallo, armati di archi e
frecce. Scrive Ezechiele: "et venies de loco tuo a lateribus aquilonis tu et
populi multi tecum ascensores equorum universi coetus magnus et exercitus
vehemens" (38, 15); "et percutiam arcum tuum in manu sinistra tua et
sagittas tuas de manu dextera tua deiciam" (39, 3).
I Mongoli sono descritti dagli autori delle cronache dell'epoca come una stirpe maledetta di fetidi demoni antropofagi vomitati dalle viscere infernali. Il loro numero è infinito. Per Giovanni le orde di Gog e Magog sono numerose sicut harena maris (Apocalisse, 20, 7); nei Chronica majora di Matteo di Parigi, a proposito dell'orda mongola, si parla di exercitus infinitus. Gli autori occidentali insistono sulla crudeltà animalesca dei Mongoli. Scrive Ivo di Narbona che i Mongoli "si cibavano di carne umana, come se fosse un piatto squisito e consideravano una vera e propria leccornia i seni delle ragazze". Per Matteo di Parigi si tratta di "esseri umani che assomigliano a bestie e si devono chiamare piuttosto mostri che uomini, che hanno sete di sangue e ne bevono; che cercano e divorano la carne dei cani e persino la carne umana". Poiché paiono esseri terrificanti, gli Europei li chiamano spesso Tartari, che evoca scenari infernali e demoniaci perché il Tartaro è il luogo più profondo dell'Inferno. "Se i Tartari verranno, noi li ricacceremo in quel Tartaro dal quale sono venuti", afferma un sovrano francese; gli fa eco Matteo di Parigi: "exeuntes ad instar daemonum solutorum a Tartaro, ut bene Tartari, quasi tartarei, nuncupentur".
Copyright 2005 IlMedioevo.net Tutti i diritti riservati.