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LO STILNOVO

L’amor cortese

Nell XII secolo si sviluppa in Francia una nuova tendenza letteraria, che si esprime attraverso l’ideale cortese-cavalleresco. La figura del cavaliere si delinea nell’ambito di una fusione di valori antichi e nuovi. Accanto alle sue tradizionali virtù, di forza e coraggio, di prodezza, onore e ardire, fanno la loro comparsa i valori della liberalità e della temperanza, dell’amore per la giustizia e della nobiltà d’animo.

Al centro dell’ideale cavalleresco è però l’amore. Il cavaliere combatte, gioisce e dispera per la donna amata, verso la quale si concentrano tutti i suoi pensieri e nella quale ripone tutte le sue speranze di felicità. E’ un amore che implica una devozione totale, ma comunque sempre contrastato,  appagato più dal desiderio che dalla soddisfazione.

La scuola poetica siciliana 

L’ideale cortese si diffonde nel Duecento in Italia e in particolar modo in Sicilia, alla corte dell’imperatore Federico II di Svevia. Nasce la cosiddetta scuola siciliana, che riprendendo i classici temi dell’amore cavalleresco, ne delinea nuovi tratti caratteristici.

Amor è uno desio che ven da core

per abondanza di gran piacimento;

e li occhi in prima generan l’amore

e lo core li dà nutricamento. 

I siciliani si soffermano sulla descrizione della figura dell’amata, unico oggetto del desiderio; i tratti fisici della donna sono caratteristici: “viso claro”, cioè pelle candida, “capelli biondi più ch’auro fini”. Principale esponente della scuola poetica siciliana è Jacopo da Lentini.

Il dolce stil novo

Tra il Duecento ed il Trecento si sviluppa un nuovo movimento letterario, che ha i suoi principali esponenti in Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti e Dante Alighieri, e che verrà da quest’ultimo chiamato “dolce stil novo”.

I caratteri di questa nuova scuola sono ben espressi nella canzone di Guinizelli “al cor gentil ripara sempre amore”. L’amore trova il suo naturale rifugio nel cuore gentile, amore e gentilezza sono inseparabili come il sole e la luce, il calore e la fiamma. La donna, che suscita così nobili sentimenti, è strumento di elevazione a Dio e perfezione morale. Una donna che si avvicina a Dio e alla spiritualità anche in virtù del suo aspetto, che assomiglia a quello di un angelo. C’è insomma una idealizzazione estrema della figura femminile, le cui caratteristiche sono sempre più eteree e lontane dall’esperienza terrena.

L’ideale della donna-angelo resterà vivo anche in epoche successive, in Petrarca, Boiardo, Ariosto.

(…) Non era l'andar suo cosa mortale
ma d'angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch' i' vidi (…)

Lo stil nuovo si prefisse di raggiungere la perfezione stilistica, fondato su uno stile “dolce”, sublime, elevato, unico degno di cantare l’amore.

 

 


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