HOMEIn questi ultimi dieci anni gli U&O hanno suonato centinaia e centinaia di volte in posti belli, meno belli, brutti o decisamente brutti sia in Sardegna che nella penisola o Continente (come chiamiamo noi sardi il resto dell'Italia) Show da Bologna a Milano, Albenga, Roma, Parma, Messina, Padova, Asti, Perugia, Reggio Calabria, Genova, Benevento, Ostuni, ecc, ecc). Da Centri sociali a teatri, locali, birrerie, feste di piazza, festival nazionali e regionali, festival di teatro di strada, ecc, ecc Mi sono adattato alle situazioni in cui mi andavo a cacciare con i miei compari dopo aver visto in faccia la platea e già sapendo come sarebbe andata a finire (anzi, a essere precisi, sapevo già come andava a finire da quando avevo trattato con il gestore del locale e/o l'organizzatore del festival: la percentuale di errare l'ubicazione logistico e umana del posto si attesta sotto il sette per cento). Sono sempre più conscio che il pubblico ideale (e nello specifico quello definito rock o se preferisci ancora "alternativo") non esiste affatto. Forse non è mai esistito, era solo una precaria immagine del mio stato d'animo. Ci rimani un po' male quando scopri che la platea è sempre uguale a se stessa e non esiste una Terra promessa dove tutti sono sintonizzati con i tuoi pensieri... Ti devi quindi adattare alla situazione senza arrenderti, senza calarti le braghe, altrimenti perdi la motivazione a fare le cose. Quindi io salgo sul palco (nel caso ci sia) e cerco in tutte le maniere di entrare in contatto con la platea. Soprattutto quella platea distratta dei locali che è la per altri motivi principali e secondari (ovvero bere, vedere se c'è la tipa, ecc, ecc) e non certo per seguire lo spettacolo di un gruppo che non è "famoso" e che propone pezzi originali e non le cover pop o blues (ormai soluzione per far piano bar mimetizzato) oppure la proposta standardizzata ska o hard core (se si tratta di piacere a una platea alternativa o presunta tale) Dunque se riesco nell'intento di comunicare con la platea bene, altrimenti pazienza, mi sono impegnato e comunque non me la prendo mai con la persone che ho di fronte. Non faccio mai il discorso, che poi spesso diventa un alibi, "eh, io sì che sono bravo ed è la colpa della gente che non mi capisce". D'accordo ma comunque tutte queste cose si sanno, sono l'abc del mestiere che è anche inutile dirle. Perciò gli Umiliati & Offesi sono in attesa di diventare davvero "famosi" e risolvere una volta per tutte. Anche perché sono un po' stanco di spedire materiale a destra e a manca, e telefonare a mezzo mondo e poi si è sempre al punto di partenza pedinato però da un pensiero molesto "servirà davvero tutto questo sbattimento?" E' chiaro che suonare è il mio gioco preferito e fanno piacere i complimenti. Siamo bravissimi, in tanti ci lodano e poi però bisogna sbattersi un sacco per trovare il prossimo concerto altrimenti non si fa più niente e non esisti più. Insomma ho voglia di smettere di essere iscritto ad honorem al campionato parallelo e autarchico che io e la band disputiamo da sempre nella nostra Sardegna. Una speranza di essere notati potrebbe essere affidata alla stampa specializzata e tutto sta a vedere come e quanto siano ricettivi i giornalisti musicali. Spesso scrivono di te giusto se sei famoso (e non è ancora il mio caso), o magari paghi la pubblicità e così non dico che ti fanno la recensione ma almeno ti mettono nel calendario delle ultime pagine della rivista (per intenderci gli Umiliati & Offesi si sono esibiti anche in locali e posti dove hanno band di spessore però anche se tu spedisci fax ed e-mail non ti cagano mai). Altra possibilità di essere notati dalla stampa è forse quella di proporre un discorso testuale e sonoro molto particolare che piace a dieci persone (tra cui però il giornalista di turno). Magari qualche commistione etno-noise-folk. A proposito: mi sono anche stufato di trovare nella penisola persone stupite perché gli Umiliati & Offesi non cantano in sardo e non usano le launeddas e altri strumenti musicali tipici della nostra terra. "Non ce l'aspettavamo che un gruppo sardo potesse essere spiritoso e che sapesse citare tante cose di respiro nazionale", ecco il sunto dei commenti non venati di razzismo ma piuttosto inorgogliti da un placido luogo comune. Luogo comune rinforzato dai progetti sonori benedetti ufficialmente dalla stampa e dagli enti pubblici e privati nostrani. Dunque il nostro è uno spettacolo sempre in bilico tra musica e teatro da strada, cabaret, animazione. Non siamo un gruppo punk quanto a suono e volumi bensì come indole e approccio sul palco. Piuttosto le sonorità spaziano dal grunge, al metal allo ska e punk in relazione al tipo d'approccio, al testo e all'intenzione che si vuole dare la brano o al musical (inteso come mix di musica e parole più o meno recitate o improvvisate). Comunque musica e cabaret nascono dalla realtà quotidiana, da situazioni e personaggi comuni alla vita di una città di provincia. In questo caso si parla di Sassari (la mia città natale) ma potrebbe trattarsi di un'altro posto qualsiasi, un'altro luogo. Anzi, si potrebbe obbiettare: "ma dov'è che non si vive in provincia?" Forse a Milano? Forse a Londra? Mah. Il discorso rischia di complicarsi, meglio passare ad altro. Nelle canzoni si raccontano di persone che ogni sabato vanno a mangiare la pizza (magari dopo aver forgiato il proprio fisico in palestra), di persone che criticano tutto e tutti ma non vedono i propri difetti, di coloro che fingono di essere ubriachi per avere un alibi per le loro "storie" amorose di una sera, gruppi che suonano gratis al festival dell'Unità (ehm) perché i Ds danno i soldi ai cantanti miliardari che si dichiarano di sinistra e molto vicini alle problematiche dell'ambiente, signori tranquilli che a Natale si scatenano e spaventano le vecchiette con i petardi, persone in crisi di coscienza quando i barboni gli chiedono la carità, gente che maltratta i cani, perché con qualcuno bisogna pur prendersela o che leggono il giornale solo per vedere gli annunci mortuari, ecc, ecc Possono servire queste considerazioni per meglio precisare il progetto degli Umiliati & Offesi? Mah In caso contrario aggiungo le solite cose: ci siamo esibiti un paio di volte con Elio e le Storie Tese e siamo stati gruppo spalla di band più o meno "note" come Yo Yo Mundi, Sensasciou, Ustmamò (nell'Agosto 2001 ad Alatri, Mara Redeghieri ci ha fatto dal palco un sacco di complimenti) , Avvoltoi, Lilith (ex Not Moving), ecc. Poi collaborazione con Roberto "Freak" Antoni con esibizione sia spalla agli Skiantos (almeno tre volte) che con lo stesso Roberto con il quale siamo saliti sul palco insieme alternando pezzi nostri e pezzi degli Skiantos stessi. E ancora partecipazioni a festival nazionali in tutto lo stivale. Ad esempio giusto in Emilia ci siamo proposti più volte a Bologna a Scandellara Rock, a una Festa della musica a Sasso Marconi e al Pinone rock di Pavullo (per la cronaca era l'edizione del 1999 e abbiamo pure vinto noi) e, proprio la scorsa estate in un festival dell'Unità modenese (a onor del vero non si trattava della kermesse Nazionale ma di una manifestazione di minore importanza, "di quartiere"). E ancora vincitori nel '96 delle selezioni sarde di Arezzo Wave (sempre per quello che serve). Proprio a fine 2001 siamo stati segnalati dalla giuria del premio nazionale DuemilaZeroWatt collegato al Mei, festival delle Etichette indipendenti italiane. La manifestazione porterà alla realizzazione di una compilation distribuita su scala nazionale e anche all'ascolto on line su Vitaminic (queste almeno sono le ultime notizie del comunicato inviatomi via internet da Materiali Sonori). Quasi tre anni fa abbiamo pubblicato un disco co-prodotto dall'Arci di Sassari (in pratica il disco l'abbiamo fatto noi e l'Arci ci ha pagato la siae) e abbiamo già realizzato un altro album con tracce video che non riusciamo mai a pubblicare perché a Sassari governano i tempi messicani. Inoltre stiamo lavorando a un progetto teatrale vero e proprio e speriamo di inserirci in un circuito ufficiale e regionale già dai prossimi mesi. Del resto gli spettacoli della scorsa primavera in un paio di teatri sardi sono stati un successone. Bella scoperta: è più facile proporsi in una situazione in cui le persone pagano con lo scopo primario e secondario di vedere che capita sul palco e abituato come sono a quei terribili baretti tra tossici, ubriachi e gestori coglioni diventa un gioco da ragazzi attirare l'attenzione. Bè, ho scritto troppo, fammi sapere se puoi o vuoi darmi una mano altrimenti pazienza (l'importante è avere una risposta e non lasciarmi nell'attesa) Un saluto e un abbraccio! |