LA STORIA FESTE E TRADIZIONI RICETTE LINKS

LA STORIA

  1. L'ETÀ ROMANA
  2. I CONTI E LA LEGA LOMBARDA
  3. L'ETA' ROMANA

    Le origini di Biandrate sono molto antiche anche se storicamente non vi sono delle date certe. Plutarco parla di una località denominata FLANDERATE (toponimo derivato dalla tribù dei Fiandri) quale scenario della celebre battaglia in cui l'esercito romano, comandato da Mario, sconfisse Climbi e Teutoni. Luogo della battaglia furono i Campi Raudi e ancora oggi sussiste nel territorio del Comune di Biandrate un prà raudo, nei pressi di quella che fu l'antica chiesa di San Michele de Pullis. Secondo alcuni studiosi, i Romani, dopo la vittoria, accordarono ai Fiandri superstiti di fissare in questo territorio la loro dimora, fondando il villaggio che da loro assunse il nome di Flanderate, trasformato poi in Blanderate. Non esistono, tuttavia documentazioni o testimonianze accertate che i Fiandri facessero parte dell'esercito barbaro sconfitto ai Campi Raudi.
    Un'altra suggestiva ipotesi prende spunto da Plinio il Giovane che parla di un BARDERATE tra le molte cittadine fondate dal popolo dei liguri; tuttavia, tutte le località citate da Plinio sono dislocate al di là del fiume Po e tra queste non vi sono citate nè Novara Vercelli, lasciando molti dubbi sulla credibilità di questo riferimento storico.
    In ogni caso, non vi sono dubbi che Biandrate esistesse già ai tempi dei Romani, come documentano i ritrovamenti in loco di urne e lucerne di terracotta, monete di bronzo e vetri lavorati e come sarebbe comprovato da frammenti di iscrizioni su granito che suggeriscono l'ipotesi che Biandrate fosse un "municipium" in epoca romana e che vi si professasse la religione pagana in un tempio dedicato a Diana (dea della caccia e delle foreste).




    I CONTI E LA LEGA LOMBARDA

    Dopo questi primi cenni di storia antica, di Biandrate non si hanno più notizie; ciò è sicuramente dovuto alle invasioni barbariche che si susseguirono nei secoli transitando per la strada delle Gallie su cui era situato il paese. Fu con le invasioni barbariche e, in particolare, con l'avvento dell'Imperatore Federico Barbarossa che Biandrate tornò ad avere un ruolo storico di primaria importanza giungendo ad avere uno straordinario potere con i suoi Conti (per la vastità e prestigio del suo territorio) nei secoli XI e XII.
    Capostipite della famiglia di Biandrate (che erano di origine sassone) fu Dadone, vissuto prima dell'anno 1000 che ebbe feudi e privilegi dai Franchi ed iniziò il cammino di un grande dominio. Il suo successore, Viberto, ampliò i possedimenti di famiglia nel Vercellese e nell'Ossola. Nel 1025 ottenne l'investitura di Ivrea con tutti i territori annessi. A Guido II di Biandrate l'imperatore di germania, Corrado il Salico, confermò tutti i possedimenti con altri territori della Valsesia e dell'Ossola. Guido II fu seguito da Alberto I che un documento del 1093 indica con il titolo di Conte di Biandrate, mentre il paese è citato come libero comune amministrato da 12 consoli. Alberto fu un grande guerriero e partecipò alla prima crociata in Terra Santa; al suo ritorno fu nominato Console di Milano.
    Biandrate raggiunse il massimo splendore con il figlio di Alberto, GUIDO GUIDONE, che seppe ampliare più di ogni altro i domini e la potenza del proprio casato. Ebbe vincoli di parentela con le dinastie reali, partecipò alla seconda crociata con il Re di Francia e l'imperatore Corrado III e, nel 1152, fu testimone dell'incoronazione di Federico Barbarossa che ospitò due anni più tardi, con tutta la sua corte, nel castello comitale. Nel 1156 il Barbarossa lo nominò capitano di tutte le milizie imperiali del contado e del vescovado di Novara con l'imperativo che nessuno potesse fare giustizia o guerre senza di lui. A Guido Guidone furono confermati tutti i possedimenti acquisiti con vaste integrazioni nell'Astigiano, nel Chierese e in Val di Canale. Secondo la testimonianza di Ottone di Frisinga, Guido arrivò a possedere 37 castelli e di tutto il territorio novarese, solo la città di Novara non gli apparteneva. Combattè contro i Pavesi annettendo i castelli di Gambolò e Vigevano e asse diando la città di Pavia.
    Nel 1158, in occasione del tragico assedio di Milano da parte del Barbarossa, non esitò ad usare la sua autorevolezza per impetrare la clemenza dell'imperatore verso una città ormai allo stremo. Questa sua sensibilità nei confronti del capoluogo lombardo non bastò a salvare Biandrate dalla distruzione, dieci anni più tardi, allorchè i Comuni della lega lombarda sconfissero l'imperatore Federico Barbarossa (che fu tratto in salvo ed ospitato da Guido guidone nel suo castello di Monteacuto d'Asti) e assediarono e rasero al suolo la sua città. Fu redatto uno statuto funesto "De tenendo destructo Blanderate" con cui si stabilì che i Consoli di Novara dovessero vigilare che a Biandrate non fosse riedificata e per consentire alle città di Novara e di Vercelli di estendere i propri domini sui possedimenti dei Conti. La popolazione sopravvissuta alla distruzione tentò timidamente di riunirsi e di edificare nuove abitazioni intorno alle chiese superstiti, mentre i Conti tentarono do ottenere la protezione di Vercelli offrendo in contropartita la Valsesia. I Consoli novaresi insorsero contro Vercelli, Biandrate fu nuovamente distrutta e lo statuto di mantenerla in rovina venne rinnovato. Era il 1232. Ventisette anni più tardi, le città di Vercelli e Novara effettuarono una divisione territoriale della Signoria dei Conti e Biandrate fu inserito nel lotto dei vercellesi, auspice il podestà di Milano che aveva negoziato la pace. Tuttavia i continui dissidi tra Novara e Vercelli fecero si che Biandrate venisse trascurata e potesse procedere lentamente ad una riedificazione.

    Le vicende successive sono le vicende di un borgo qualsiasi; si passa dai saccheggi del marchese del Monferrato (1360) alle dominazioni dei capitani di ventura (il più famoso fu Facino Cane) sotto l'egidia dei Visconti di Milano e, più tardi, degli Sforza. Si avvicendarono poi Mercurino da Gattinara, i Tornielli di Novara e i Conti De Silva che mantennero il dominio fino alla rivoluzione francese. Con il Duca di Savoia, Biandrate entrò a far parte della Repubblica Cisalpina fino al 1814; con la caduta di Napoleone Bonaparte, infine, tornò a far parte del novarese. Ma la storia ha saputo assegnare a Biandrate un ruolo da protagonista.




    FESTE E TRADIZIONI

    1. S.MAURIZIO E S.ANTONIO

    2. S.APOLLONIA E IL CARNEVALE

    3. LA MADONNA DELLA PREIERA E LA FÉRA DI UCHIN

    4. S.SERENO

    Nel corso degli anni molte usanze e tradizioni tipiche di Biandrate sono scomparse o hanno mutato il loro originariosignificato.Sopravvivono intatte solo nel ricordo e nel racconto dei non più giovani.
    Da loro ho sentito narrare di feste ormai dimenticate, spesso legate al mondo contadino, ai suoi ritmi di intenso lavoro e di lunghe pause invernali.
    Proprio quando i campi non avevano bisogno di cure, i Biandratesi ingannavano il lento trascorrere dell'inverno con feste soprattutto religiose: alcune hanno perso il loro fascino; altre non esistonopiù.






    S.MAURIZIO E S.ANTONIO

    É il caso della festa di San Maurizio, 15 gennaio, ricordato e venerato senza una ragione precisa. Forse era solo un anticipo della festa di Sant'Antonio,17 gennaio, protettore degli animali.
    In quella occasione, indossato il"vistì d'la festa",la popolazione partecipava alla Messa solenne in onore del Santo.Durante la celebrazione il sacerdote, seguito dai fedeli, usciva sul sagrato. Mentre le campane suonavano, il Prevosto benediceva i presenti; chi era rimasto a casa si affrettava ad aprire le porte delle stalle perch la benedizione giungesse anche alle bestie e le preservasse dalle epidemie.
    Sul piazzale intanto i fedeli avevano aperto un cartoccio che ognuno si era portato da casa; conteneva del pane che, benedetto, sarebbe poi stato sbocconcellato da persone ed animali: si riteneva che li avrebbe preservati dall e malattie.




    S.APOLLONIA E IL CARNEVALE

    Altra Santa venerata era S.Apollonia, 9 febbraio.Chi soffriva di mal di denti, prima di ricorrere al dentista, recitava il" Padre nostro" ed accendeva un cerodavanti alla Santa, la cui immagine è ancora affrescata sulla facciata di una casa in Borgovecchio.
    Il culmine dei divertimenti Biandratesi erano gli ultimi giorni di Carnevale. Mentre le donne preparavano i " turté", gli uomini, la domenica di carnevale, portavano sul piazzale della Chiesa i "raminun".Iniziavano i preparativi: alcuni radunavano le fascine sotto ai pentolono ed acecendevano il fuoco; altri portavano le verdure, alrti ancora spellavano " salam bûn, murtadeli e fidighin".Era tutto un allegro affaccendarsi.Versati gli ingredienti nelle pentole, era necessario sorvegliare il fuoco e la cottura della "fasulada". Il profumo si spandeva per le vie, ma solo dopo la funzione pomeridiana dei Vespri la cottura poteva considerarsi ultimata. A quell'ora sul piazzale affluiva una marea di gente con pentolini e recipienti di ogni tipo per gustare o per portare a casa un po' di fagiolata. L'onore di assaggiarla per primi era riservato alle autorità religiose: il Prevosto che provvedeva a bene dire i fagioli e civili:il Podestà a il vicePodestà.
    Quest'usanza della fagiolata é sopravvissuta, con alterne vicende, sino a non molti anni fa, mentre i "giochi del martedÌ grasso" sono scomparsi da tempo.
    Per quel giorno in piazza venivano appese ad una robusta fune alcune pignatte dal contenuto vario. I partecipanti giungevano a cavallo, al galoppo; armati di un lungo bastone tentavano di ronpere le pignatte. A volte fallivano il bersaglio o colpivano quello sbagliato: solo una pentolaccia conteneva ogni ben di Dio; dalle altre scendevano farina, cenere ed acqua fra le risate dei presenti. Poi c'era l'albero della cuccagna. Su un lato della Piazza veniva rizzato un palo cosparso abbondantemente di grasso. In cima era stato messo un recipiente con generi alimentari. Il vincitore si accaparrava le leccornie del cesto.




    "LA MADONNA D'LA PRÉIERA" E" LA FÉRA DI UCHIN"

    Giungeva la primavera e proprio per salutarne l'arrivo si celebrava, e si celebra tutt'ora, la messa nella chiesetta della "Madonna d'la préiera". Nella notte fra il 24 e il 25 marzo é ancora consuetudine recarsi al Santuario in processione e in preghiera per chiedere alla Madonna il favore di una grazia particolare.

    Il 25 aprile, giorno di S.Marco, il Prevosto seguito dai fedeli usciva dal paese portando in processione il crocifisso; percorreva le quattro vie principali e, giunto in campagna, benediceva i campi.La benedizione era poi seguita dalle Rogazioni, litanie con cui si chiedeva ai Santi di benedire e proteggere il lavoro dei contadini.
    E il primo martedÌ di maggio ecco che il piazzale si trasformava per la tradizionale " féra di uchin". Già lunedì sera giungevano dal vercellese e dai paesi vicini i venditori di paperini e di anatrini ; li lasciavano liberi per beccare un po' d'erba ai margini delle vie ; al martedì mattina esponevano le stie con le bestiole. Le donne contrattavano ed acquistavano "uchin, agnin, pulastrin".
    I giovani invece erano al Circolo: al suono del "vertical"( organetto di Barberia ) ballavano dal mattino alla sera inoltrata. La sala era piccola, conteneva solo otto o dieci coppie; le altre, in fila, aspettavano il loro turno per entrare a ballare.




    S.SERENO( AL DÌ DLA FESTA)

    Ma la festa per eccellenza era ed é ancora "al dì dla festa".Oggi come allora é l'occasione non solo per vedere e per pregare in modo particolare il nostro Patrono, ma anche per divertirsi sulle giostre e gustare lauti pranzi.
    " Àl dì dla marenda", dopo la chiusura dell'Urna di S.Sereno, vedeva tutte le famiglie biandratesi riunirsi al "buscöt", nei prati vicino al "caf".Erano giunte a piedi o sui carretti con tovaglie, tavole e panchette. Si imbandiva un allegro pic­nic in cui non macavano "rani pini e pös an carpiun", il tutto annaffiato da abbondante vinello. Terminata la "marenda", gran ballo nei prati.
    Già nei giorni precedenti non erano mancate le occasioni per ballare: nalla via dei Conti era stato preparato il " ballo al palchetto".
    Nelle sere estive era ancora il "caf" il luogo abituale di raduno: vi si andava col bicchiere per bere l'acqua fresca e, in mancanza del bicchiere, distesi sulli "scagn" del lavatoio.
    In inverno invece il ritrovo serale erano le stalle. Lì , al caldo, gli uomini chiacchieravano o giocavano a carte: "brisca, mariana, pepa tencia, röba masöt"; le donne lavoravano amaglia, i bambini ascoltavano le favole.




    RICETTE

    1. CIPOLLLE RIPIENE
    2. PESCE IN CARPIONE
    3. PANISCIA
    4. RANE RIPIENE
    5. FRITTATA ROGNOSA
    6. FASULÀ
    7. AGNOLOTTI
    8. CASSÖLA







    CIPOLLE RIPIENE


    Ingredienti:
    Esecuzione:Bollire delle cipolle gialle sbucciate.A metà cottura scolarle e lasciarle raffreddare. Liberarle del cuore ( la parte più interna) infilando l'indice; sfogliarle e riempirle con delicatezza.
    Per il ripieno: tritare finemente il cuore delle cipolle, la carne, il formaggio, il prezzemolo, aggiungere le uova, il sale ed il pepe.Inzuppare il panino nel latte, strizzarlo e incorporarlo.
    Sistemare le cipolle in un tegame dove è stato fatto imbiondire uno spicchio d'aglio schiacciato.Lasciar cuocere a fuoco lento.




    PESCE IN CARPIONE


    Ingredienti:
    Esecuzione: In carpione si possono mettere trinche, carpe, trote , pesciolini ma anche verdure come zucchine o melanzane precedentemente infarinati e fritti.
    Per il carpione occorrono tre bicchieri di aceto rosso, uno di vino bianco secco, foglie di salvia, qualche spicchio d'aglio tagliato a pezzi, grani di pepe nero, una foglia di alloro, una cipolla.
    Friggere l'olio e l'aglio; aggiungere la cipolla a rondelle e stufare; versare il vino bianco e l'aceto; aggiungere la salvia, il pepe, l'alloro e cuocere a fuoco vivo per circa 5 minuti a tegame coperto.
    Versare il carpione caldo ma non bollente sul pesce precedentemente sistemato in una ciotola. Lasciar insaporire e servire freddo




    PANISCIA


    Ingredienti:
    Esecuzione:Se si usano i fagioli secchi, ammollarli in acqua fredda per 12 ore.
    Pulire le verdure e spezzettarle per la cottura. Metterle in una pentola con i fagioli e il dado, coprire e lasciar cuocere lentamente per circa 2 ore.
    Tritare il salame spellato e la cipolla e rosolarli nel lardo battuto; unire il riso e farlo insaporire; versare il vino e lasciare evaporare.
    Continuare la cottura versando poco alla volta le verdure cotte e il brodo, mescolando di tanto in tanto.
    A cottura ultimata, pepare e lasciare riposare qualche minuto prima di servire.




    RANE RIPIENE


    Ingredienti:
    Esecuzione:Pulire le rane tenendo da parte cuore e fegato. Preparare il ripieno tritando tutti gli ingredienti, compresi i fegati ed i cuori delle rane.
    Riempire le pance delle rane; sistemare le rane in un tegame con un po' di olio e far cuocere a fuoco lento.
    A fine cottura alzare la fiamma e far colorire. Aggiustare di sale e servire.




    FRITTATA ROGNOSA


    Ingredienti:
    Esecuzione: Sbriciolate il salame e soffriggetelo in padella. Nel frattempo, in una zuppiera, sbattete le uova con sale, pepe ed un pugno di formaggio. Versate il composto nella padella del salame, cuocete da un lato, poi dall'altro.




    FASULÀ


    Ingredienti:
    Esecuzione:Sgranate i fagioli e metteteli in una casseruola, unite uno scalogno affettato e le cotenne. Ricoprite con un velo d'acqua ponete il recipiente sul fuoco e lasciate cuocere. Lavate i pomodori e spezzettateli, poi sistemateli in una casseruola e cuoceteli con una noce di burro, qualche cucchiata di olio, sale, pepe e spezie. Quando le cotenne e i fagioli saranno cotti, scolateli e uniteli ai pomodori, facendoli cuocere ancora per mezz'ora. Servite ben caldo, accompagnando magari con polenta.




    AGNOLOTTI


    Ingredienti:
    Esecuzione:Lessate leggermente la salsiccia e le cervella. Sbollentate anche la scarola e, dopo averla strizzata, tritatela e fatela insaporire in sugo di carne o poco burro. Tritate finemente tutta la carne e la salsiccia, mettendo poi il ricavato in un recipiente; aggiungete la scarola, 3 o 4 cucchiaiate di parmigiano, un pizzico di sale, una spolverata di noce moscata e le uova necessarie per ottenere un composto di giusta consistenza. Amalgamate tutti gli ingredienti.
    Con la farina, le uova e l'acqua preparate la pasta e poi stendete col matterello 2 o 3 sfoglie sottili. Dal ripieno ricavate tante pallottoline grandi come un acino d'uva e sistematele sulla sfoglia distanziate tra loro: ricoprite con altra sfoglia e con le dita premete tra un ripieno e l'altro, quindi con l'apposita rotellina dentellata ricavate tanti agnolotti di forma quadrata.
    Gli agnolotti andrebbero servitiin brodo, ma si possono presentare anche asciutti, conditi con burro fuso, sugo di pomodoro o di carne.




    CASSÖLA


    Ingredienti:
    Esecuzione:Sbollentate le cotenne e l'orecchio per circa 30 minuti, poi scolateli, trasferiteli in acqua fredda per circa 15 minuti; quindi raschiateli bene per eliminare eventuali setole e tagliateli a pezzetti. Pulite il piedino, sbollentatelo per 10 minuti, poi estraetelo dall'acqua, raschiatelo e tagliatelo a pezzetti. Preparate ora un battuto d'aglio, cipolla, sedano, carota e lardo e fatelo appassirenel burro fuso, in un'ampia casseruola, possibilmente di terracotta. Tagliate a pezzetti le costine e unitele al soffritto insieme coi pezzi di cotenna, di orecchio e di piedino. Rimestate e fate insaporire per qualche minuto, quindi bagnate con il vino e regolate di sale e pepe. Lasciate cuocere per circa 2 ore e mezza a fuoco dolcissimo, rimestando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Se necessario unite un po' di acqua calda o di brodo.
    Riducete a pezzetti le salsicce e a listerelle il cavolo verza; aggiungete entrambi gli ingredienti alla cassöla circa 45 m inuti prima del termine della cottura. Rimestate ancora di tanto in tanto e terminate di cuocere, sempre a fuoco basso e a recipiente coperto.




    LINKS:


    NOVARA:



    VERCELLI:


    ALTRO:










    Parte storica:Baraggioli Roberto
    Tadizioni e folklore:AnnaRita Siviero
    Per le ricette:Ancilla Bestazzi, Stella Canetta, AnnaRita Siviero
    mail to:
    valeria.baudo@libero.it
    Ultimo aggiornamento:12/06/2002



    Counter
    1