Notizie dalla lotta di classe |
Giugno 2006 |
Unire quello che il capitalismo divide. |
Storie di precarietà dal gruppo Cos, questa volta su un appalto della tv satellitare Sky di Rupert Murdoch. Retribuzioni a cottimo, con salari medi di 230 euro al mese, contrattini rinnovati ogni tre mesi, licenziamenti (o meglio, non rinnovi) quando una malattia si prolunga qualche giorno in più o devi operarti di tonsillite. Fuori, ovviamente, chi alza la testa e sciopera (o meglio, si "astiene dal lavoro"): molti ribelli erano inclusi tra i 34 operatori non rinnovati a maggio, un po' come è accaduto ad Atesia. Siamo a Palermo, al call center della Cosmed. E altri - chi oggi continua a stare in piazza - potrebbero saltare alla prossima data X, il 31 luglio. Ma i lavoratori non si arrendono: la scintilla che ha provocato le proteste, due settimane fa, è stata la proposta fatta dalla Cos di abbassare il compenso per telefonata. Si compete meglio se invece dei vecchi 70 centesimi, se ne pagano 45. Questa la cifra offerta a metà maggio agli 800 cocoprò in appalto per Sky. Non viene retribuito tutto il tempo che passi in azienda, ma solo per quello che effettivamente "parli": devi mantenere una media mensile di 3 minuti a chiamata, e se vai sotto il compenso ti viene proporzionalmente decurtato. Ma essendo queste chiamate in ricezione, potresti anche non ricevere telefonate per parecchio tempo, e tutto il lavoro non parlato, nonostante sia in attesa per conto dell'azienda, è gratuito. La proposta dei 45 centesimi ha provocato un primo sciopero di due giorni. A quel punto hanno offerto due tipi di contratti alternativi: il primo simile all'attuale, e l'altro con 60 centesimi a telefonata, più un servizio "outbound": dovevano chiamare i clienti per offrire servizi, retribuiti al massimo 4 euro l'ora, ma solo se avessero realizzato almeno cinque contatti utili, ovvero portato a termine cinque interviste. Farsi i calcoli di un'eventuale busta paga è davvero un rompicapo, ma secondo gli operatori si sarebbero persi comunque 100 euro. Dunque nuovi scioperi, cercando di coinvolgere i cocoprò Cosmed in appalto per la Wind. Loro sono messi anche peggio: prendono solo 28 centesimi a telefonata.
Come un vecchio padrone delle ferriere dell'800, ieri pomeriggio il Call Center Atesia ha reagito allo sciopero totale dei dipendenti con il vecchio strumento della serrata. Constatato che i "liberi collaboratori" entrati a lavorare non erano comunque sufficienti a far fronte alle esigenze, ha preferito mettere tutti in libertà. Un comunicato aziendale l'aveva comunque preannunciato: "visto il pesante clima di intimidazione creato da qualche decina di elementi, in massima parte estranei all'azienda, che impediscono l'accesso a migliaia di lavoratori..." si vede "costretta a sospendere le attività". Un testo paradossale, perché la polizia presidiava in forze gli ingressi fin dalla mattina, senza che - per tutta la giornata - si sia mai creato il pur minimo appiglio per intervenire. I "lavoratori" (è la prima volta che l'azienda li chiama così) sono rimasti disciplinatamente fuori dagli ingressi, limitandosi a parlare con i colleghi più incerti. Alle 16, infine, cancelli chiusi per tutti. Finisce così una giornata di protesta per i 400 mancati rinnovi dei contratti a progetto decisi da Atesia come parte dell'accordo siglato con Cisl, Uil e mezza Cgil. Accordo mai sottoposto a referendum tra i dipendenti (come chiedeva anche il Nidil-Cgil), bocciato dai lavoratori e respinto dal Collettivo precari, l'unica struttura che abbia saputo fin qui raccogliere un consenso maggioritario tra i lavoratori.
Via libera agli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente per i lavoratori dell'intera filiera tabacchicola regionale colpita dallo stato di crisi. E' quanto scaturisce dall'accordo sottoscritto presso la Regione Campania dalle parti sociali, sulla scorta dell'impostazione generale degli interventi di sostegno al settore varati dal ministero del Lavoro lo scorso 1° marzo. In particolare si è prevista l'applicazione della Cigs per i periodi di sospensione dal lavoro, nonché della mobilità per i periodi di mancata chiamata al lavoro, anche per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti, di quelle artigiane, agricole (singole ed associate), cooperative, delle strutture associative e di servizio della filiera. Ferma restando la possibilità di ricorrere alla Cigs da parte delle imprese industriali con più di di 15 dipendenti. E per queste ultime, tale facoltà è estesa a quelle che abbiano già esaurito la possibilità di usufruire dei trattamenti previsti o non possiedano le condizioni per accedere agli stessi in base alla vigente normativa. Del provvedimento, quindi, potranno beneficiare tutti i 35 mila addetti della filiera fino al 31 dicembre. I dipendenti a tempo determinato delle aziende non agricole della filiera devono avere un’anzianità lavorativa di almeno 78 giornate nel biennio 2004-2005, comprese le giornate di astensione obbligatoria per maternità; la concessione della Cigs in deroga per il personale può essere prevista per la copertura delle giornate retribuite nel 2005 (o nel 2004, se di numero maggiore), e comunque per un periodo non superiore a 180 giorni. Per il personale a tempo indeterminato delle aziende agricole e non, la concessione della Cigs può essere prevista per l'intero periodo.
Quattro ore di sciopero aziendale e dunque disagi in vista nella giornata di domani per le ferrovie Cumana e Circumflegrea dalle 9,20 alle 13,20, per l’agitazione proclamata dalle organizzazioni sindacali Cgil-Cisl-Uil-Ugl-RdB Cub trasporti.
Revoca della messa in libertà dei lavoratori di Alcatel del sito di Rieti, ripristino dell’agibilità dello stabilimento e nuovo approfondimento del piano industriale. Sono queste le tre proposte avanzate oggi dal ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani ad Alcatel e ai rappresentanti dei lavoratori del sito di Rieti. Proposte, accolte dalle parti, che hanno consentito di riprendere la trattativa. Il Ministro ha inoltre proposto la sospensione dei tempi della procedura (ex art. 47) prevista per la cessione dei rami di azienda di Alcatel per il tempo necessario al raggiungimento di un’intesa. Era presente anche una delegazione dei lavoratori.
Sull'accordo firmato tra Sacal, che gestisce l'aeroporto di Lametia Terme, e CGIL, le altre sigle sindacali esprimono dissenso: "con quest’atto l’azienda ha catapultato indietro nel tempo il mondo del lavoro in Calabria, cancellando con una sola firma anni di rivendicazioni dei lavoratori, fine giurisprudenza sulla tutela di tutti i lavoratori ribadendo il suo essere azienda - padrone che comunque in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo raggiunge un obbiettivo, seppure fallimentare per i lavoratori o per il business".
Oltre 6.500 posti di lavoro in bilico nel settore metalmeccanico. 85 aziende coinvolte. Il casertano la zona dove c'è la maggiore concentrazione di imprese in difficoltà di mercato. Nell'elenco compaiono nomi illustri: la Indesit, la Finmatica, la Morteo, la Finmek, la Marconi, la Getronics. Bisogna, però, riuscire a fare le necessarie distinzioni, tra crisi congiunturali che si possono affrontare e risolvere con la cassa integrazione ordinaria per fronteggiare momenti di difficoltà transitori, e crisi strutturali, che innescano processi più delicati di mobilità o di ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Molte delle aziende in crisi lo sono ormai da anni, in qualche caso addirittura da un quinquennio: si pensi al gruppo De Feo, che, con l'Ipm specializzato negli appalti telefonici, e, prima ancora, con la Vulcan Air, ex Partenavia, operante nell'aeronautica, è da tempo in bilico. Si pensi alla Getronics, ex Olivetti, spostata da Pozzuoli a Napoli est, per la quale è stato attivato un tavolo nazionale al ministero dello Sviluppo economico, mentre l'8 giugno i lavoratori, 1.600 in tutt'Italia, scenderanno in piazza. Si pensi alla Gepindatitalia, figlia della crisi del Banco di Napoli: per risolvere questa vertenza si sta mettendo in piedi un intervento congiunto pubblico - privato attraverso una sinergia governo-Regione. Per l'Icmi, invece, si è ormai giunti a un passo dalla soluzione, nell'ambito del consorzio Genesis, che coinvolge anche due Università napoletane: il relativo progetto è stato approvato dall'ultimo Comitato interministeriale per la programmazione economica presieduto da Silvio Berlusconi. Ma è nel casertano che la situazione appare più complessa. Per la Finmek, la cui crisi da sola coinvolge 550 lavoratori, è in corso nelle ultime settimane un negoziato per far sì che Sviluppo Italia intervenga insieme a un gruppo di investitori russi al fine di salvare questa azienda. Così come per il vasto e articolato indotto metalmeccanico della Montefibre si stanno verificando insieme alla Regione le possibili vie d'uscita dalla crisi nell'ambito del piano di sviluppo di Acerra.
All'Aran è stato siglato il contratto relativo al secondo biennio economico (2004-2005), scaduto ormai 30 mesi fa. La vicenda si è chiusa intorno alla cifra media di 103 euro per 13 mensilità; 93 di queste vanno a integrare i minimi tabellari, i residui 10 sono a disposizione della contrattazione integrativa. Gli interessati - tutti i dipendento del Servizio sanitario nazionale - sono 543mila. Difficile dire, al momento, se già nel mese di giugno verranno adeguati gli stipendi e corrisposte le 30 mensilità arretrate. Naturalmente i lavoratori, costretti a numerosi scioperi per conseguire questo risultato, si augurano di sì. Nella stessa giornata si è riusciti ad avere anche un quadro più preciso di quanto pesi la precarietà contrattuale all'interno della sanità pubblica, inchiodata da anni dal blocco del turnover. I precari della sanità sono qiantificati in 160mila, oltre la metà di quelli che tengono in piedi tutta la pubblica amministrazione (300.000). Il 10% dei medici e il 28% di tutti gli altri operatori (dagli infermieri agli impiegati) sono a contratto atipico. Con gravi ripercussioni sulla qualità del servizio, a causa dei continui trasferimenti dei precari da una struttura all'altra. Paradossali alcune situazioni: molti lavoratori andati in pensione sono stati richiamati con contratti di collaborazione, mentre in molte situazioni si fa ricorso al lavoro interinale.
Presidio dei lavoratori della Carboil davanti all'aeroporto di Genova ieri dalle 7 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. La manifestazione era stata indetta in relazione al licenziamento di 4 operai avvenuto in gennaio. Carboil Srl gestisce, in subconcessione da Eni, il servizio di rifornimento di carburante degli aerei che transitano dall'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. Nei mesi scorsi un'indagine condotta dai Carabinieri aveva accertato carenze strutturali negli automezzi e irregolarità amministrative a carico della società, che hanno portato al sequestro di 8 autobotti a Genova e in altri aeroporti. Carboil, da alcuni giorni, ha ripreso il servizio di rifornimento al Cristoforo Colombo, ma gli ex dipendenti sono rimasti senza lavoro. Secondo un comunicato della Cgil, "i licenziamenti sono una chiara ritorsione nei confronti dei dipendenti, che hanno testimoniato le condizioni nelle quali erano costretti a lavorare, e sono motivati da contestazioni avvenute cinque mesi prima del blitz".
E' previsto per oggi un presidio di 8 ore presso i punti vendita Upim di Torino, proclamato da Filcams-Cigl, Fisascat-Cisl e Uiltcus-Uil. Presso la filiale Upim di via Roma i lavoratori effettueranno, dalle 9 alle 12.30, un presidio contro la decisione di chiusura dei punti vendita Upim di piazza Sabotino e Parco Dora a Torino e contro il licenziamento di 28 lavoratori e lavoratrici nei punti vendita della provincia di Torino.
Dopo cinque mesi di intense trattative e diverse ore di sciopero, alla fine è stato raggiunto l'accordo economico per i prossimi due anni. Sono 400mila lavoratori del settore legno, mobile e arredamento che nella prossima busta paga troveranno un aumento medio mensile di 79 euro.
Con la fine delle olimpiadi è finito anche il lavoro per 223 dipendenti del Toroc, il comitato che ha organizzato i giochi invernali di Torino 2006. E' infatti saltato l'accordo con enti locali e sindacati e per 121 di loro già dal prossimo 9 giugno scatterà il licenziamento. Lo smantellamento proseguirà fino al 29 dicembre, giorno in cui la lista dei licenziati sarà completa. Alcuni di loro però non si arrendono: "Impugneremo il contratto e faremo causa".
Per la quinta domenica consecutiva gli operai dello stabilimento Fiat di Melfi hanno incrociato le braccia contro il lavoro notturno di domenica. Nei prossimi giorni "la lotta proseguirà anche sotto altre forme perchè - afferma Dioniso Masella, responsabile del settore auto per la Cub - una vittoria sul lavoro domenicale può riaprire spazi per un miglioramento delle condizioni lavorative all'interno dell'azienda".
L'ispettorato del lavoro sta per concludere le sue indagini sulle reali condizioni lavorative all'interno del call center romano di Atesia. Ma sarebbe già chiaro che orari e incarichi, nonostante l'enorme libertà consentita alle imprese dalla legge 30, rientrano nella fattispecie del lavoro subordinato e non in quelle previste per le numerose forme di collaborazione. Non sarebbe neppure una novità: già nel 1998 un primo rapporto stabiliva la stessa cosa. Ma un pessimo accordo sindacale fece finta di non saperlo. All'interno del ministero sarebbe da tempo pronta una circolare che definisce illegittimi i "contratti a progetto" applicati ai call center "in bound" (quelli dove si risponde alle chiamate provenienti dagli utenti), come avviene anche in Atesia. In pratica, tutta la vertenza potrebbe prendere una piega diversa. L'accordo firmato l'11 aprile (170 assunzioni part time in cambio di ben 1.100 contratti di apprendistato per una parte dei precari che lì lavorano da anni) è semplicemente inapplicabile; anche se l'azienda non dovesse essere costretta ad assumere tutti i precari "di lungo corso", di sicuro una massa di ricorsi legali potrebbe costringerla a più miti consigli. I ragazzi del Collettivo precari - gli unici che in questi anni si siano impegnati nell'organizzare scioperi e manifestazioni dei lavoratori - sono ancora molto cauti e non gridano vittoria. In grave difficoltà appare invece il sindacato, specie la Cgil che si era spaccata al momento di siglare l'ultimo accordo: il Nidil non l'aveva firmato e in calce appare la firma di Rosario Strazzullo (del Slc) e della segretaria confederale Nicoletta Rocchi. Inutilmente, qualche giorno fa, il segretario generale dell'Slc, Emilio Miceli, aveva diffidato Atesia dall'applicare quanto previsto da quel testo. Cecilia Taranto -membro della segreteria regionale - ricorda che "l'accordo era stato firmato sul presupposto che i contratti di collaborazione fossero legittimi. Se fosse appurato che le prestazioni degli addetti devono essere inquadrate come lavoro dipendente, è chiaro che va tutto rivisto". Parole lunari: un sindacato non è in grado di decidere se un certo tipo di lavoro è dipendente o meno? Ha bisogno di attendere - dopo anni - un parere dell'ispettorato del lavoro? E che ci sta a fare?
Il Ministro per le riforme e l'innovazione nella Pubblica amministrazione, Luigi Nicolais, ha autorizzato ieri la sottoscrizione definitiva del contratto collettivo nazionale dei lavoratori delle agenzie fiscali relativo al biennio economico 2004-2005, ritenendo prioritario chiudere tutte le vertenze aperte del precedente biennio economico, prima di avviare un confronto con le organizzazioni sindacali per la nuova tornata contrattuale.
Sciopero generale e manifestazione nazionale a Roma il 15 giugno dei lavoratori delle imprese di pulizie, dei servizi integrati e multiservizi. L'astensione dal lavoro è stata proclamata da Filcams, Fisascat e Uiltrasporti dopo che gli ultimi incontri con le associazioni imprenditoriali avevano visto il fallimento di qualsiasi negoziato costruttivo. Confindustria, Lega Coop, Confcooperative, Confapi e Agci sono accusate di sostenere solo a parole la necessità di regole certe mentre nei fatti sanno solo proporre riduzioni di tutele economiche per i lavoratori.
Confermato per oggi lo sciopero nazionale dei lavoratori della Croce Rossa Italiana indetto da Cgil-Fps, Cisl-Fps, Uil-Pa, Rdb-Cub, Sinadi-Cri.per protesta contro la mancata stabilizzazione degli oltre 2.500 precari (contro soli 1.800 dipendenti fissi) e il mancato rispetto degli accordi sottoscritti in materia di salario accessorio.
Il presidio del Collettivo precari Atesia davanti al ministero del lavoro è è svolto senza troppi problemi, nonostante un piccolo momento di strattonamenti reciproci quando i lavoratori hanno di fatto bloccato la circolazione delle auto su via Veneto. L'appuntamento era stato fissato in previsione di una riunione del ministro cone sindacati e aziende del settore dei call center. Ma l'incontro si era già svolto ieri, limitatamente a una sede "tecnica", senza presenza di ministri o sottosegretari, per acquisire elementi riguardo ai contratti a progetto. I lavorato si sono sentiti scavalcati (non è la prima volta: anche l'accordo dell'11 aprile scorso era stato sottoscritto contro il loro parere e senza alcuna procedura di approvazione) ed hanno continuato a chiedere di vedere il ministro. L'urgenza sta nel fatto che ben 400 di loro non si sono visti rinnovare i contratti a termine alla scadenza del 31 maggio, come conseguenza di quell'«accordo» che continuano a rifiutare. Altri 5 erano stati di fatto licenziati nei mesi precedenti, come ritorsione per la riuscita delle mobilitazioni all'interno di Atesia. In tarda mattinata, comunque, la sottosegretaria Rosa Rinaldi convocava una delegazione di precari , cui ribadiva che il ministero ha già invitato Atesia a rinnovare tutti i contratti scaduti a maggio. Nel frattempo, come si era saputo nei giorni scorsi, il ministero del lavoro sta mettendo a punto una circolare per riordinare tutto il settore dei call center. Destinata ai servizi ispettivi locali, questa circolare punta a discriminare nettamente ciò che può essere inteso per "lavoro a progetto" e ciò che va invece definito lavoro "subordinato", con relativa distinzione contrattuale. Quella di ieri è stata dunque una giornata importante, perché viene riconosciuto ufficialmente il ruolo negoziale e sindacale dell'autorganizzazione dei lavoratori del più grande call center italiano.
Tagli in vista e per i 135 lavoratori della Lastra spa di Oppeano, gruppo Agfa-Gevaert Group, cresce la preoccupazione sul futuro occupazionale dello stabilimento. Il gruppo bresciano, specializzato in produzione di lastre off-set e che nel ’90 ha acquisito la Plurimetal di Vallese passando poi nell’agosto 2004 alla multinazionale tedesco-belga, ha varato un piano di ristrutturazione. Piano che comporta un forte ridimensionamento dei circa 600 addetti impiegati in cinque siti produttivi dislocati tra Manerbio, Sulmona, Oppeano e gli Stati Uniti. Pochi giorni fa è arrivata la notizia della drastica chiusura di Sulmona con la relativa perdita di 123 su circa 400 posti. Immediata la protesta dei sindacati e dei lavoratori, che hanno annunciato presidi ai cancelli dello stabilimento e da lunedì proteste anche davanti le altre fabbriche italiane della Lastra group. E ieri i Cgil, Cisl e Uil hanna avanzato l’ipotesi di uno sciopero generale dell’intera Valle Peligna e hanno invitato le maestranze degli altri due stabilimenti di Manerbio e Oppeano a una giornata di sciopero in solidarietà degli operai di Sulmona che dal primo luglio dovranno cessare la produzione.
Ha gli effetti di una malattia e in Europa 'colpisce' il 14% dei lavoratori, quasi uno su cinque. Si tratta del mobbing che, per i medici, ha delle conseguenze da non sottovalutare sulla salute di chi lo subisce. A rivelarlo, uno studio illustrato nell'ambito del Congresso mondiale di Medicina del Lavoro, in corso a Milano fino al prossimo 16 giugno. Insonnia, ansia e depressione: sono questi i principali disturbi che riferiscono i soggetti colpiti da mobbing, una vera e propria patologia da non trascurare affatto, visto che, secondo i dati europei, interessa fino al 14% dei lavoratori, a seconda dei paesi. Il settore in cui il tasso di mobbing risulta più alto è quello della pubblica amministrazione con il 14% dei casi. Seguono l'istruzione e la sanità (12%); la ristorazione, i trasporti e la comunicazione (9%); quindi il settore delle costruzioni con il 7%.
"Nonostante le difficoltà finanziarie, che derivano anche da un credito superiore a 1 miliardo e 300 milioni di euro dallo Stato centrale, il Veneto pagherà gli arretrati del nuovo Contratto nazionale per il biennio 2004-2005: secondo le disposizioni che ho già inviato ai direttori generali delle Ulss, la maggior parte delle spettanze sarà saldata entro questo mese e il rimanente nel mese di luglio". Lo afferma l’assessore regionale alle Politiche sanitarie, Flavio Tosi, che si è attivato dopo le proteste dei lavoratori della sanità, preoccupati perché parecchie aziende sanitarie, nella nostra regione, non hanno liquidi sufficienti per pagare gli stipendi.
Continua la protesta dei lavoratori Cofra di Barletta contro il trasferimento in Albania degli stampi di una macchina per la produzione delle scarpe. Stamattina, in Prefettura, a Bari, è convocato un incontro con le parti, ma l'azienda sembra orientata a non partecipare alla riunione. Per parte sua, rimane valido l'accordo sottoscritto con i sindacati: gli stampi possono essere trasferiti. Opposta l'interpretazione dei sindacati: gli stampi devono rimanere nello stabilimento. Lo sciopero indetto per domani è stato anticipato ad oggi.
Centinaia di migliaia di persone, lavoratori dipendenti, al servizio dello Stato o comunque di un’amministrazione pubblica, ma senza posto fisso. Facendo un calcolo approssimativo, si possono arrivare a contare quasi 600 mila persone. Forse non tutti possono essere iscritti davvero alla categoria "precari", ma se anche fossero la metà non c’è dubbio che il fenomeno ha dimensioni impressionanti e trovare una soluzione non sarà semplice. I sindacati CGIL CISL UIL chiederanno al governo di istituire un "osservatorio" e di avviare una trattativa dedicata solo a questo argomento. Gli obiettivi sono due: primo, arrivare finalmente a censire i dipendenti pubblici precari, per capire quanti sono, dove lavorano, che tipo di contratti hanno; secondo, individuare un modo per uscirne, cioè per assumere finalmente in pianta stabile almeno coloro che lavorano da anni con contratti flessibili rinnovati di volta in volta. Un censimento completo e accurato del precariato pubblico non è mai stato fatto. Le cifre più precise sono quelle elaborate dal Tesoro nel Conto annuale pubblicato ogni anno dalla Ragioneria generale dello Stato. Mettendo insieme i contratti a termine, interinali, di formazione, i lavoratori socialmente utili e altre tipologie di lavoro flessibile, si arriva a 165 mila unità lavorative. Il che significa che le persone in carne e ossa sono probabilmente di più, perché un’unità lavorativa può equivalere anche a due o tre contratti. Il Conto annuale però non prende in considerazione i precari della scuola, che sono (fra docenti e non) sicuramente più di 200 mila; né quelli dell’Università e della Ricerca, almeno 35 mila ma forse molti di più (si parla spesso di 50 mila docenti universitari a contratto). Forse andrebbe compresa una parte dei 100 mila contratti di collaborazione, quei co.co.co che nel privato sono stati superati dalla legge Biagi ma nella pubblica amministrazione esistono ancora. Ogni quattro impiegati da stabilizzare, bisognerebbe mettere a bando almeno dieci assunzioni. Senza contare che ai concorsi possono partecipare pure i dipendenti pubblici che hanno già un posto fisso, ma che aspirano a una qualifica superiore (per le regole del Tesoro, un avanzamento di carriera viene contato come un’assunzione). Negli ultimi anni, si sa, lo Stato ha assunto pochissimo. E vista la situazione della finanza pubblica, nei prossimi anni non andrà molto meglio.
Vertenza Flomar di Maratea: interviene la task force regionale dell'occupazione ma il futuro dell'azienda non è dei più rosei. La task force effettuerà un monitoraggio sulla situazione economica e finanziaria della cooperativa florovivaistica , oltre che sui dati dell'attività. Ciò al fine di capire le ragioni dalla crisi e tentare di aiutare l'azienda ad uscirne fuori. Si cercherà di giungere ad una soluzione entro il 30 giugno. La speranza è, naturalmente, quella che non si perdano altri posti di lavoro nell'area sud. Alla Flomar sono impiegati una quarantina di dipendenti tra fissi e stagionali. Ma l'auspicata ripresa dopo un periodo di cassa integrazione a rotazione durato 90 giorni, da marzo a maggio, non c'è stata. I 40 lavoratori ancora una volta non sono stati pagati con puntualità. Non hanno ancora ricevuto gli stipendi dei mesi di aprile e maggio. Tra le ipotesi c'è anche quella dell'assorbimento dei lavoratori da parte della toscana Floramiata Spa, socio sovventore della Flomar. Due anni fa quando si sono accentuati i problemi alla Flomar, la Floramiata è intervenuta con dei fondi.
Alitalia e Sult, convocati dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno firmato oggi un'intesa con la quale riprendono le relazioni sindacali da tempo interrotte. Lo riferisce una nota del ministero. Il Sult, si legge ancora, ha revocato lo sciopero degli assistenti di volo gia' proclamato per il 17 giugno.
E' probabile che Fiat a settembre assumerà 200 nuovi dipendenti per Mirafiori. Le vendite dei modelli della Grande Punto, che dal 26 maggio escono dalle linee di corso Agnelli, vanno bene e dopo le ferie dalla catena di montaggio scenderanno 260 nuove vetture al giorno. L’obiettivo di azzerare la cassa integrazione a Mirafiori potrebbe essere raggiunto, anche se i volumi occupazionali sono minori rispetto ad un paio di anni fa. Il sindacato sta anche trattando in questi giorni con l’Azienda su permessi, ferie e sabati lavorativi che dovrebbero essere compresi in un documento unitario. Ci si sta accordando per gli straordinari da attuare il sabato e la domenica per il turno della notte fino al 22 luglio sulla linea della Grande Punto, della "vecchia Punto" che ha ancora 15.000 ordinativi in Europa, dell'Idea, della Multipla e della Lancia Musa. La Fiom sarebbe favorevole allo straordinario se a settembre si avviassero le nuove assunzioni.
Già oggi potrebbe essere emanata la nuova circolare del ministro Damiano sui lavoratori nei call center, 250 mila secondo l'Assocontact. Il provvedimento vuole fare chiarezza su quale può essere considerata attività autonoma e quale, invece, lavoro subordinato. Il principio è quello di considerare lavoro subordinato quello relativo al servizio al cliente (telefonate in ricezione) e attività potenzialmente autonoma quella legata a campagne pubblicitarie e alla promozione in generale. Inoltre si terrebbe conto delle modalità della prestazione (obblighi di orario, rapporto gerarchico, etc.). Secondo Assocontact, fino a oggi solo il 30% degli addetti ha contratti subordinati, mentre il 70% lavora come cocoprò. E' probabile che le nuove norme potranno contribuire a rendere stabili parte dei rapporti di lavoro.
L'accordo c'è, ma la tensione rimane ancora alta nelle "zone franche" in Bangladesh. Il memorandum d'intesa (MoU), sottoscritto in questi giorni da governo, industriali tessili e operai sembra accogliere, per ora solo sulla carta, le rivendicazioni dei lavoratori tessili dopo le due settimane di manifestazioni conclusesi con centinaia di feriti, morti e fabbriche danneggiate. Dieci i punti sottoscritti tra le parti: il ritiro dei licenziamenti e delle denunce nei confronti dei lavoratori coinvolti nelle proteste; libertà di formare un sindacato in tutte le aziende; garanzia della giornata festiva settimanale e delle ferie; congedo per maternità al 100% del salario; formazione di 15 gruppi di ispettori governativi per garantire il rispetto delle leggi sul lavoro nelle fabbriche; la fine della serrata dichiarata dai proprietari. Ma il punto su cui la discussione è ancora in corso è proprio sulla formazione di un Comitato che dovrà fissare, entro tre mesi, una soglia minima di salario per i lavoratori dei diversi settori. Ed è ancora la richiesta di salari arretrati che ha portato, due giorni fa a Dhaka, migliaia di operai a manifestare davanti la fabbrica del gruppo Youngone, un'azienda coreana situata nel sud della Epz. Almeno trenta i feriti nei disordini iniziati dopo che un'operaia, peraltro incinta, è stata picchiata da un dirigente della fabbrica. L'arrivo del nuovo presidente del Bepza non è servito a placare gli animi, nonostante le rassicurazioni sull'accoglimento delle loro richieste. La polizia, giunta in forze, ha dovuto scortare sia il presidente che gli amministratori dell'azienda, rinchiusi in una stanza dai manifestanti inferociti. La notizia della protesta degli operai ha raggiunto gli stabilimenti vicini e altri lavoratori si sono uniti a quel punto ai manifestanti.
Sciopero nazionale di otto ore, oggi, e manifestazione a Roma, per le imprese delle pulizie, indetto da Filcams, Fisascat e Uiltucs. Le contorparti padronali "Propongono misure - spiegano - che aumenterebbero l'evasione contributiva, e dunque il proliferare di imprese e cooperative fasulle. Sul fronte pubblico, denunciamo il meccanismo delle gare al massimo ribasso". Il ministro del lavoro Damiano si è detto pronto a mediare.
I lavoratori dell'Elsag e della Datamat aderenti alla Fiom hanno effettuato ieri le prime ore di sciopero del pacchetto di 8 ore deciso a sostegno della richiesta di presentazione di un piano industriale che dia credibili prospettive alle due imprese che Finmeccanica intende unire in un'unica società. A Genova è stato effettuato uno sciopero di 2 ore a inizio turno, con volantinaggi e presidio della sede Elsag. A Milano 4 ore di sciopero e presidio a piazza della Scala. A Roma, 4 ore di stop e un presidio a piazza Monte Grappa, di fronte alla sede Finmeccanica.
Marco Tronchetti Provera ha venduto ieri all'amico Massimo Moratti il 15% delle azioni dell'Inter. I 13,5 milioni incassati finiranno nel core business della Pirelli. Tradotto in italiano: serviranno a pagare i debiti di Telecom. C'è un nesso con lo sciopero di ieri mattina dei lavoratori milanesi della Pirelli. Anche loro rischiano di essere venduti e immolati sull'altare di Telecom. E' già successo per il settore cavi, ceduto un paio di anni fa alla banca d'affari Goldman&Sachs. Prima era toccato al settore fotonica e ai prodotti diversificati. E' rimasto solo il settore gomme: uno stabilimento a Bollate, due a Settimo Torinese, uno in Valdarno, un migliaio di impegati alla Bicocca. Se Tronchetti alienerà pure quello, non ci sarà più manifattura alla Pirelli. Solo finanza, tlc e affari immobiliari. Lo sciopero è riuscito molto bene: adesione totale tra i 450 colletti blu di Bollate e al 70% tra i colletti bianchi della Bicocca.
Circa 33.500 lavoratori di General Motors corp. e Delphi Corp. accettano gli incentivi offerti dalle due aziende per agevolare gli esodi e chiudere gli impianti improduttivi. Presso Gm, sono 25mila gli addetti negli Stati Uniti che hanno accettato buonuscite che vanno da 35mila a 140mila dollari, e Delphi ne conta altri 8.500. I dipendenti hanno tempo fino al 23 giugno per accettare formalmente l’offerta di esodo incentivato. Gm, maggiore produttore mondiale d’auto, intende eliminare 30mila posti e chiudere dodici fra impianti manifatturieri e depositi di stoccaggio entro il 2008. Delphi, numero uno della componentistica Usa, è in amministrazione controllata da ottobre e intende chiudere ventuno dei suoi ventinove impianti di produzione.
Continua ad essere drammatica la situazione dei lavoratori della Omicron Manufacturing. Dopo la dichiarazione del fallimento e l'apposizione dei sigilli ai cancelli dello stabilimento, nonostante le numerose richieste d'incontro fatte dalle organizzazioni sindacali, anche al curatore fallimentare, non si riesce ancora a capire quale sarà il futuro delle 78 famiglie legate a questa azienda. Si è tenuta una assemblea sindacale con tutti i lavoratori, che vivono una condizione di grande precarietà ormai da molto tempo. I 78 lavoratori della Omicron sono in cassa integrazione da anni e che l'ultima retribuzione che hanno percepito risale al mese di marzo 2006.
"Non stiamo scioperando per rivendicazioni economiche, pur legittime, ma per la sicurezza di tutti ed il ripristino di metodi democratici dentro l'azienda e nei confronti dei pendolari. Per questo le adesioni allo sciopero contro il licenziamento del macchinista e delegato alla sicurezza Dante De Angelis, dei quattro ferrovieri di Report e per la sicurezza ferroviaria, stanno crescendo in tutta Italia anche da parte dei sindacati di categoria che nella prima fase sembravano indecisi." E' quanto si legge in una nota dei sindacati autonomi che "contrariamente a quanto propagandato dalle FS, per martedi' prossimo sconsigliano a tutti di mettersi in viaggio e, in caso di necessita', utilizzare solo i treni che garantiremo secondo la legge". "Non vogliamo creare ulteriori inutili disagi ai viaggiatori dovuti alla disinformazione". La stessa nota fa presente che e' stato chiesto, invano, un intervento del ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, "per aprire uno spiraglio sulla vertenza ma ha prevalso la linea di chiusura dei vertici FS". Lo sciopero nazionale di 24 ore, di tutti i ferrovieri dalle 21,00 del 20 giugno, resta pertanto confermato.
Giovedì prossimo, nella sede dell'Unione Industriale di Torino, si svolgerà il terzo round della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo dei lavoratori del gruppo Fiat. E' un incontro che potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti dell'accordo che interessa circa 80mila lavoratori degli stabilimenti Fiat Auto, Sata, Powertrain, Sevel, Iveco, Cnh, Magneti Marelli, Teksid, Business Solutions, sparsi in tutta Italia. L'ultimo contratto integrativo fu discusso a Torino nel 1996, esattamente 10 anni fa e, allora, sedeva a capo della delegazione della Fiom-Cgil, l'attuale ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Quell'intesa stabilì norme e aggiornamenti economici validi fino a tutto il 2000. Ma, in seguito, è stato impossibile discutere una nuova piattaforma a causa della profonda crisi industriale che ha investito il gruppo torinese.
L’accordo siglato alla Regione per evitare la chiusura della sede Intersiel di Catanzaro, che sposta la data dei trasferimenti dei lavoratori dal 19 giugno al primo settembre 2006, è un parziale risultato positivo che si dovrà tramutare in scelta definitiva dell’azienda. Questo il giudizio dei sindacati confederali. La programmazione regionale 2007-2013 destinerà una parte considerevole di fondi strutturali all’innovazione tecnologica e della società dell’informazione. I lavoratori e le lavoratrici si attiveranno per evitare che un’altra spoliazione si attui nei confronti della città capoluogo, che se dovesse, nonostante tutto, rimanere, in piedi la volontà dell’azienda, rischia di perdere 14 posti di lavoro del settore dell’informatica.
Sciopero dei lavoratori, ieri, alle terme di Fiuggi. Quasi tutti i duecento dipendenti in servizio negli stabilimenti termali hanno aderito all'iniziativa decisa dalle organizzazioni sindacali in segno di protesta per la grave crisi finanziaria che attanaglia la Fiuggiterme, l'azienda che gestisce il complesso termale più importante dell'Italia centro-meridionale. Circa quaranta lavoratori ieri mattina si sono ritrovati davanti ai cancelli delle terme per manifestare tutta la loro preoccupazione alla luce del difficile momento che attraversa la società termale con il concreto rischio di finire in liquidazione entro la fine del mese. I lavoratori si sono fermati per otto ore con l'obiettivo di sensibilizzare amministratori alla ricerca di una soluzione che eviti conseguenze negative. Domani alla Regione è in programma un vertice con i dirigenti della Fiuggiterme e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali per valutare la situazione e cercare di individuare una possibile via d'uscita.
Caso Caremar di Capri: si spacca il fronte della protesta trasporti. Da una parte l'amministrazione comunale, che ha accettato l'invito di Bassolino a bloccare lo sciopero e ad aprire un tavolo di concertazione con il ministero dei Trasporti. Dall'altra il comitato di protesta, guidato dall'amministrazione di Anacapri, che annuncia con un volantino che oggi tutta Anacapri chiuderà per protesta contro l'abolizione delle corse Caremar tra Capri e Sorrento. Il comune di Anacapri ha annunciato di voler avviare una lotta ad oltranza sulla vicenda dei trasporti marittimi.
Resta grave la situazione dei lavoratori dell'Avio di Brindisi. Sulla sorte di oltre 300 dipendenti in cassa integrazione e di tutti gli altri loro colleghi non ci sono, allo stato, indicazioni dal ministero della Difesa. Con un decreto di fine legislatura il precedente Governo aveva stanziato 100 milioni di euro per il comparto Difesa, senza, però, procedere con alcuna ripartizione. I lavoratori in una nota da loro redatta e firmata hanno lanciato l'allarme: "A chi l'avesse dimenticato che da gennaio centinaia di lavoratori stanno subendo la cassa integrazione straordinaria e ciò nonostante sembra non sia sufficiente a risolvere lo stato di crisi aziendale, tanto da chiedere alle organizzazioni sindacali una chiusura collettiva per sei settimane nel periodo estivo, senza nessuna garanzia per i mesi successivi. Al momento ci sentiamo abbandonati da tutti soprattutto da parte di chi aveva preso l'impegno di trovare una soluzione anche tampone, per alleviare le sofferenze dei lavoratori che da tre anni vivono con le proprie famiglie un disagio sociale altissimo".
Dei quasi 1200 infortuni mortali censiti dall'Inail nel 2005, 253 si sono verificati nell'edilizia. Di questi l'osservatorio della Fillea Cgil ne ha monitorati 191. I 29 morti in Lombardia e i 20 nel Lazio sono in qualche modo proporzionali al numero degli addetti e dei cantieri. Spicca l'anomalia della Calabria, con 14 omicidi bianchi nonostante gli addetti siano molti meno che in Veneto, dove i morti sono stati 9. Una vittima su cinque era immigrata: 36 morti stranieri, tutti tra i 26 e i 35 anni, tutti concentrati nelle Nord e nel Centro Italia. La causa più frequente degli infortuni mortali resta la caduta dall'alto (42%). Un quarto delle vittime è stato travolto da gru, carrelli elevatori o ruspe. Il 10% è morto per il corllo di una struttura, il 9% è stato folgorato. I mesi più neri nel 2005 sono stati settembre e ottobre. Le giornate più a rischio sono state il lunedì e il venerdì (ma molti infortuni si sono verificati anche in giorni festivi). Il 46% degli infortuni mortali si verifica in tarda mattinata, prima dell'interruzione per il pranzo. Il 12% degli infortuni mortali si è verificato "formalmente" al primo giorno di lavoro. E' l'indicatore più drammatico dell'estensione del lavoro nero in edilizia dove si viene assunti "post mortem". Dall'analisi della Fillea emerge che più l'impresa è piccola, più l'infortunio è grave. Ogni 100 infortuni denunciati in piccole imnprese, 5 hanno provocato menomazioni permanenti. Secondo l'Inail, il costo sociale di tutti gli infortuni ammonta a 28 miliardi di euro, pari a 3 punti di pil. Se si aggiungono le malattie professionali i punti di pil diventano 4.
Nel quinto mese dell’anno, secondo quanto comunicato dall’Istat, le retribuzioni contrattuali hanno segnato un andamento nullo rispetto al mese di aprile, mentre hanno chiuso con il 2,6% in più rispetto al 2005. Per quanto riguarda i rinnovi contrattuali, l’Istat ricorda anche che alla fine di maggio 2006 i ccnl in vigore relativamente alla sola parte economica, riguardano il 55,2% degli occupati dipendenti rilevati in occasione del ribasamento degli indici; ad essi corrisponde una quota pari al 52,8% del monte retributivo osservato. Dall’istituto statistico arriva anche il dato sulle ore non lavorate che sono state spese per la maggior parte a sostegno degli stessi rinnovi contrattuali. Dati alla mano, nel periodo gennaio-marzo 2006 il numero di ore non lavorate per scioperi è stato di 1,8 milioni, con una variazione pari a +6,4% rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2005 e di queste, ben l'80,8% è dovuto al rinnovo del contratto di lavoro. Nel mese di marzo, la disaggregazione per settore di attività economica mette in luce una concentrazione del fenomeno nell'industria e, più in dettaglio, nel settore edile con 330 mila ore (pari al 45,2% del totale intera economia) ed in quello tessile, vestiario e calzature, nel quale risultano non lavorate circa 181 mila ore (il 24,8% del totale). A maggio 2006, relativamente all'intera economia la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 44,8%. I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 8,5, mentre l'attesa media distribuita sul totale dei dipendenti e di 3,8 mesi.
28 giugno 2006
Getronics con la vendita alla Eunics compie una forzatura che offende i lavoratori, affermano Fim, Fiom e Uilm-Uil. I sindacati chiedono l'intervento delle istituzioni, e mantengono lo stato di mobilitazione e proclamano 2 ore di assemblea con sciopero da effettuarsi sede per sede con decisione delle Rsu.
E' un giudizio positivo quello che ieri i delegati della Fiom degli stabilimenti Fiat italiani hanno dato dell'ipotesi di accordo sull'integrativo raggiunta sabato notte dai sindacati metalmeccanici. A Torino si sono riuniti i delegati degli stabilimenti del centro nord, mentre a Napoli si sono riuniti quelli del sud. Nel complesso dunque l'ipotesi di intesa piace. Soprattutto perché il premio ottenuto dai sindacati (1100 euro) è un buon compromesso rispetto a quanto era stato richiesto dai metalmeccanici (1300 euro). I delegati si sono detti soddisfatti soprattutto per il fatto che la Fiat ha recepito il disagio espresso dai lavoratori che, di fronte ai risultati positivi degli ultimi mesi, chiedevano venisse riconosciuto loro una parte del merito per questi risultati. Entro il 10 luglio l'intesa sull'integrativo, che in Fiat non c'era da dieci anni, sarà sottoposta a referendum nelle fabbriche ed è la prima volta che accade nel gruppo torinese. Anche gli altri sindacati si sono riuniti per valutare l'ipotesi di intesa. Nel merito l'ipotesi di accordo (che riguarderà circa ottantamila dipendenti del gruppo in tutta Italia) prevede un premio di 1100 euro fino al 2008 di cui 500 pagati a luglio. Questi vanno ad aggiungersi al saldo (circa 300 euro) del vecchio premio. Ma c'è un altro risultato importante ottenuto dai sindacati metalmeccanici e chiesto espressamente dai lavoratori nelle tante assemblee: il premio, cioè, sarà uguale per tutti. Gli altri punti importanti dell'ipotesi di accordo riguardano il tentativo di rispondere alla precarizzazione anche interna all'azienda e la sanità integrativa. Sul primo punto i sindacati sono riusciti ad ottenere da Fiat la promessa che le nuove assunzioni saranno con contratti di apprendistato. Ma sugli attuali lavoratori precari l'accordo è anche più interessante: la Fiat infatti si impegna a confermare il 95% dei lavoratori precari. Sulla sanità integrativa il sindacato ha chiesto e ottenuto di prevederla per tutti a partire dal 2009.
Le tute blu di Mirafiori hanno bocciato i sabati lavorativi straordinari in seguito alla richiesta di modelli della Grande Punto che da fine maggio è prodotta anche a Mirafiori in un numero di esemplari sempre crescente fino a raggiungere le 260 unità al giorno alla ripresa di settembre. I "no" sono stati 793 e i "Sì" 433 espressi nel corso di un referendum indetto negli stabilimenti di corso Agnelli. I quattro grandi sindacati Cgil-Cisl-Uil e Fismic si erano dichiarati d'accordo in linea di massima con la proposta della Fiat. Si trattava di tre sabati lavorativi consecutivi, compreso il 24 giugno che a Torino è festivo per la ricorrenza del patrono S. Giovanni. In cambio del sabato lavorativo i sindacati avevano ottenuto dalla Fiat la promessa di riaprire a settembre il capitolo delle nuove assunzioni a Mirafiori.
Settantadue contratti di collaborazione di giovani ricercatori che lavorano presso l'Invalsi (Istituto di valutazione del sistema educativo), che scadono nella giornata di oggi, non verranno rinnovati. Il licenziamento è stato deciso ieri dal presidente dell'Ente. Questa decisione viene giustificata come risposta alla richiesta avanzata dal ministero circa la sospensione della gara d'appalto per la definizione delle prove per il prossimo anno scolastico. Siamo di fronte a una decisione brutale per i lavoratori e a un evidente tentativo di ritorsione nei confronti del ministero che ha esercitato una propria prerogativa di indirizzo, espressamente prevista dalle norme in materia. Adesso scattano la mobilitazione e la lotta: l'Istituto deve rimangiarsi questa inaccettabile decisione e prorogare tutti i contratti di collaborazione, mentre è sempre più urgente la definizione di un piano di assunzioni a tempo indeterminato.
Se il testo della manovra dovesse confermare il tetto alle risorse per la contrattazione integrativa del pubblico impiego, gli statali si troverebbero a dover scioperare. Una misura che, secondo stime sindacali, dovrebbe valere 600 milioni di risparmi ma che - avvertono - sarebbero soldi "sottratti dalle tasche dei lavoratori". E a nulla servono le altre misure, che pure incontrano il favore delle organizzazioni sindacali, perchè la norma che riguarda la contrattazione integrativa dei pubblici dipendenti è un intervento unilaterale che nessuno aveva preannunciato. "Se il governo Prodi opererà in questo modo, depauperando ulteriormente il lavoro pubblico, e intervenendo per legge su materie contrattuali - annunciano infatti Cgil-FP, FP-Cisl e UilPa - si porrà in assoluta continuità con il governo Berlusconi, e costringerà i lavoratori pubblici e il Paese a un autunno di conflitti pari a quelli che proprio con il governo Berlusconi ci sono stati".
Crisi di mercato internazionale per le gomme da camion. La produzione cala. E la Michelin decide di "spalmare" la riduzione su tutti gli stabilimenti. Ed ecco che, per la prima volta la multinazionale francese non rinnoverebbe i contratti a termine (una sessantina). La trattativa dell’Unione industriale non parte nemmeno. La contrapposizione tra le parti è netta. Dopo alcune assemblee infuocate sono stati decisi scioperi.
Il mese di luglio si presenta con una nuova ondata di scioperi. Le proteste riguarderanno prevalentemente il settore dei trasporti, da quello locale a quello aereo e ferroviario. Ma ad aprire il calendario delle contestazioni, domani, saranno i lavoratori di aziende di gas e acqua. Per l’intera giornata di domani i lavoratori del settore si fermeranno a sostegno della vertenza contrattuale. Lo sciopero nazionale è stato proclamato da Filcem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem, fissando una manifestazione nazionale a Roma. Il contratto che riguarda circa 45.000 lavoratori (in circa 1.000 aziende) è scaduto a fine dicembre 2005. Noleggio con conducente. Stop di 24 ore sempre domani dei dipendenti delle aziende di autonoleggio che aderiscono a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti e che fanno capo ad Anav e Aci global (circa 20mila addetti) con la previsione di fermo dei bus turistici e il blocco del noleggio delle auto, in particolare presso gli aeroporti. La protesta è stata indetta dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale scaduto il 31 dicembre 2004. In assenza di ripresa delle trattative, i sindacati hanno preannunciato per la settimana successiva un nuovo sciopero di 48 ore. Trasporto pubblico locale. Sciopero di otto ore proclamato per sabato prossimo dai sindacati autonomi Sult, Sicobas, Cub trasporti, Al Cobas, Confederazione Cobas lavoro privato per otto ore con modalità decise a livello delle aziende Anav e Asstra. Nuovo stop di autobus, metropolitane e tram per 24 ore il 19 luglio, questa volta per una protesta proclamata dai sindacati confederali di categoria con Faisa-Cisal e Ugl a sostegno del rinnovo del secondo biennio economico. Trasporto aereo. Il settore apre i disagi domenica 9 luglio, quando i controllori di volo della Licta hanno proclamato quattro ore di sciopero (12-16) nazionale. Il 20 luglio sarà la volta degli assistenti di volo dell’Alitalia. Hostess e steward di tutte le sigle sindacali (Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Ugl, Rsa, Anpav e Avia) incroceranno le braccia dalle 12 alle 16. Il giorno dopo, 21 luglio, sarà la volta dei piloti dell’Up che lavorano in Alitalia che protesteranno dalle 10 alle 14 e degli uomini radar dell’Enav che si fermeranno dalle 12 alle 16. Lo sciopero è stato indetto da Rsa e sindacati confederali dei trasporti. Trasporto ferroviario. Treni fermi per otto ore (9-17) il 21 luglio per lo sciopero nazionale dei lavoratori che aderiscono ai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Orsa, Fast, Ugl e Sult. In particolare, si fermeranno gli addetti alla circolazione dei treni e degli impianti fissi.
Sentenza del Tribunale di Forlì che ha riconosciuto il diritto al danno biologico, morale ed esistenziale per l’ex lavoratore della ditta "L’arte" di Predappio, chiamata a risarcire la famiglia di un artigiano morto nel 2002 per tumore. Dalla sentenza emerge con forza il bisogno di richiamare l’attenzione di tutti i soggetti preposti alla tutela del lavoro sui problemi delle sicurezza e sulla necessità di attivare tutti gli strumenti per garantire un sistema efficace di prevenzione. La battaglia della Inca Cgil è partita nel 1996 quando è stato avviato un contenzioso con Inail e Inps per il riconoscimento dei benefici annessi all’esposizione dell’amianto nei processi lavorativi delle aziende L’arte, Comar, Mangelli e Enichem, che ha portato al riconoscimento contributivi per molti lavoratori delle aziende. Nel 2000 è partita la battaglia per il risarcimento dei danni biologici per l’operaio, poi morto nel 2002, conclusa con la decisione del Tribunale di un risarcimento di 450mila euro.
Parte oggi il sesto ciclo di cassa integrazione alla Antonio Merloni di Fabriano. A casa resteranno 360 operai, un numero inferiore rispetto a quelli registrati nei cicli precedenti.
Situazione di stallo tra Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e il gruppo Scm. L’astensione dal lavoro è nell’aria. Le organizzazioni sindacali sottolineano che qualcosa, entro breve deve muoversi, altrimenti certe iniziative diventano inevitabili. Dopo cinque incontri (l’ultimo avvenuto il 29 giugno) per il rinnovo del contratto integrativo del gruppo Scm che interessa lo stabilimento Morbidelli di Pesaro, le officine e fonderie di Rimini e Thiene (Vicenza), ovvero 1800 addetti su 3000 complessivi dell’intero Gruppo, non era stato rilevato un significativo passo avanti da parte aziendale. Oggi assemblea dei lavoratori nello stabilimento di Pesaro. Il prossimo incontro sindacale con l’azienda, invece, è previsto per l’11 luglio.
Si lavora per trovare una soluzione tra la cooperativa Centesimus Annus e l'Amgas. Le parti si sono incontrate nuovamente, qualche giorno fa, ma nessuna decisione è stata ancora presa dalla società multiservizi del Comune. Il contenzioso riguarda le verifiche sugli impianti termici, effettuate fino a due anni fa dai quindici tecnici della coop (all'epoca in carico a un'altra società, la "Daunia servizi"), prima che l'Amgas sospendesse il servizio e decidesse di avviarne uno in proprio. Il posto di lavoro dei quindici tecnici specializzati resta così in bilico e l'attesa rischia di pregiudicare la loro situazione. I lavoratori rischiano di ricevere a giorni la comunicazione di licenziamento o di sospensione dal posto di lavoro.