La strada che porta l’uomo a capire il vero senso delle cose è impercorribile e il motivo non trascendente, per il quale noi ci affanniamo alla ricerca di queste cose, annulla la nostra dignità.
La lunga strada che conduce l’uomo alla poesia non è casuale ma naturale: la poesia è parte fondamentale dell’esistenza umana. Non a caso, è più facile ricordare a memoria una poesia piuttosto che un articolo di giornale o un romanzo in prosa. Ciò accade perché ai primordi la divulgazione dialogica di eventi ed argomenti, come ad esempio la nascita della filosofia, avveniva sotto forma di linguaggio poetico. Credo che questo sia avvenuto non a causa d’accorgimenti ritmico-poetici: credo invece ad una misterica e naturale predisposizione della psiche umana alla poesia.
Da sempre, la figura del poeta ha coperto un ruolo fondamentale ma ambiguo nella società.
Infatti, la maggior parte della gente considera la poesia non un lavoro ma un passatempo, un modo per giocare con le parole. Poeta può essere definito chi per predisposizione di ingegno, mosso da forti passioni e da fervida fantasia, manifesta i suoi pensieri e sentimenti in forme vive ed armoniose di poesia. Il poeta è una persona che per determinati motivi, decide di scrivere in versi piuttosto che in prosa: esso scrive poesia, quell’arte di rappresentare fatti, immagini, sentimenti, con parole disposte secondo una metrica stabilita oppure attraverso uno schema libero.
Da circa mezzo secolo, accanto a questa figura, è nato il cantautore. Oggi ci sono, nel nostro panorama musicale, molti personaggi che si definiscono cantautori ed al medesimo tempo poeti.
I veri cantautori si possono contare sul palmo della mano, poiché alcuni sono soltanto cantanti di periodi e stagioni dell’anno, inutili cantanti di giorni sciagurati.
Un cantautore scrive e canta attraverso un procedimento dialettico, che ricorda quello platonico, che distrugge per ricostruire. Descrive attraverso la concretezza di un fotografo, accompagnata dalla fantasia del poeta e dalla sovrapposizione dell’io. Spesso usa un’ironia di fondo che permea l’intero brano, ed esplicito è il suo viversi addosso. Le sue riflessioni riguardano la tragicità e le precarietà della vita, il macabro e ridicolo gioco della guerra, la poesia, la riflessione filosofica sul tempo che scorre, le polemiche contro le ingiustizie, i problemi circa l’esistenzialismo, gli eventi storici, le storie d’amore e varie tematiche sociali. Non manca la ricercatezza linguistica, anche se talvolta s’indulge a espressioni del parlato ed al riferimento erudito. Con il cantautore, cantore e musico, la poesia riacquista la sua forma originaria, dal momento che nasce accompagnata dalla musica. Posso concludere nel definire il cantautore un artista a tutto tondo, un individuo poliedrico.
Dalle informazioni raccolte, non scorgo una differenza sostanziale tra poeta e cantautore (un poeta non suona uno strumento musicale), tra poesia e canzone (poesia lirica).
L’opinione pubblica pensa che il cantautore sia una degenerazione della figura del poeta e per questo, di continuo, si sente echeggiare il termine “canzonetta” in sostituzione del lemma “canzone”.
Solamente tre o quattro cantautori (di cui uno morto da poco mentre gli altri ancora in vita) del mondo musicale italiano, effettivamente, hanno le carte in regola per poter essere chiamati “poeti”. Tali cantautori non hanno nulla da invidiare ai più grandi poeti del ‘900 anche se le loro poesie sono comunque escluse dall’insegnamento nelle facoltà universitarie. La loro grandezza letteraria sta nel fatto che i testi si rivolgono alla gente, alla vita concreta, alla quotidianità, ai fatti di tutti i giorni, agli emarginati, ai miserabili. Non sono poeti chiusi nel loro ascetico pensiero, incomprensibile al resto del mondo.
Tutti gli altri vivono di versi senza forza, vivono di scoop, di soldi, di gloria e pubblicità: il loro pubblico è domato da un filo comune di normalità e sufficienza.
Molte volte mi domando che importanza rivestano i poeti, i cantautori, e le poesie in questa nostra civiltà, mi interrogo circa il valore che dovrebbero rappresentare. Queste persone, oggi, sono apprezzate dalla gente? Quale diffusione ha il messaggio poetico della vita? Siamo abituati a riscoprire le poesie, anche dopo la conclusione dei doveri scolastici che ci impongono di leggerle a volte contro la nostra volontà? Ci sono abbastanza manifestazioni culturali che possano promuovere iniziative letterarie? Che tipo di approccio hanno i giovani con la poesia?
Nel rispondere a questi numerosi quesiti, sento di avere una posizione scettica e negativa circa la visione d’insieme del problema.
Potrei pormi innumerevoli domande e trovare sempre risposte che non condivido.
Iniziative letterarie esistono e sono anche di buon livello ma non in Umbria (tranne qualche sporadica eccezione), la quale sembra essere indifferente.
In veste di scrittore di versi (non mi assumo la responsabilità dell’essere poeta, tanto meno l’appellativo) non sono soddisfatto della comune superficialità nei confronti del poeta, come se fosse inutile la sua presenza. Il mondo sta diventando incomunicabile e il linguaggio poetico sembra nascosto dietro a fiumi inebrianti di prosa, che sottendono la natura poetica dell’uomo.
Un poeta quando scrive diventa specchio e lume del mondo, a volte è capace anche di eliminare la differenza tra morte e rosa, di fermare il sempiterno correre del tempo. Un poeta cerca verità ed innocenza, ai soliti dogmi non abbocca, cancella nelle sue rime l’ingiustizia e condanna la violenza.
Sono pienamente cosciente del significato universale ed incontestabile della poesia, mentre il poeta cerca di costruire la libertà sulle macerie del mondo, sul microcosmo di ognuno di noi. Questo mi basta.